Giovani e lavoro: gli abruzzesi più disponibili a trasferimenti e lavori manuali

“Il profilo del giovane abruzzese che emerge dalla ricerca spezza alcuni stereotipi che costellano il rapporto giovani e lavoro a livello nazionale. Infatti, nonostante l’insicurezza generale e una buona dose di disincanto, il lavoro rimane per gli abruzzesi, al contrario dei loro connazionali, una risposta a bisogni di auto-realizzazione, un obiettivo da perseguire con perseveranza e proattività, pienamente consapevoli che spesso è necessario faticare e sporcarsi le mani per ottenere dei buoni risultati. Inoltre, accanto all’impiego pubblico come posto di lavoro ideale, si fa spazio un forte spirito di imprenditorialità e di iniziativa, maggiore rispetto alla media italiana. Pertanto, auspichiamo che, a livello locale, tutti gli attori del mercato operino affinché i punti di forza espressi dai più giovani possano essere valorizzati nel migliore dei modi anche a vantaggio del territorio”.

Sono le conclusioni espresse oggi da Antonio Bonardo, Direttore Public Affairs di Gi Group (la prima multinazionale italiana del lavoro, nonché una delle principali realtà, a livello mondiale, nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro. Il Gruppo è attivo nei seguenti campi: somministrazione, ricerca e selezione, executive search, outplacement, formazione e hr consultino), della ricerca condotta in ambito nazionale e locale dalla Gi Group e esposti oggi a Pescara, nel corso del convegno che ha avuto per tema “I giovani italiani e la visione disincantata del lavoro. Divergenze e convergenze con genitori e imprese”.

Lavori che si sono svolti con il patrocinio di AIDP Abruzzo – Molise e della Regione Abruzzo, presso l’auditorium “Leonardo Petruzzi” del Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara.

Lo studio è stato condotto in Italia nei mesi di marzo-aprile 2012 tramite questionario web-based su un campione di 1018 giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni; 1019 adulti tra i 40 e i 64 anni, genitori di almeno un figlio di età compresa tra i 15 e i 29 anni; 30 aziende nazionali e multinazionali. A livello locale, invece, nel gennaio 2013, la survey è stata aggiornata, sottoponendo lo stesso questionario a risposta chiusa a un campione di 108 giovani abruzzesi di età compresa tra i 15 e i 29 anni, che rappresentano il 9,7% del campione nazionale.

L’abruzzese, pur temendo di più l’insicurezza del posto, percepisce il lavoro come risposta ai propri bisogni di auto-realizzazione, non disdegna i lavori manuali, è maggiormente predisposto ad avviare un’attività imprenditoriale e non esclude la possibilità di trasferirsi anche al di fuori dell’Europa.

“Come nel resto dell’Italia, anche sul territorio abruzzese la disoccupazione giovanile rappresenta un’emergenza – ha commentato Bonardo -. Proprio per questo, la fotografia delle aspettative e dei desideri nei confronti del lavoro dei giovani italiani, prima, e dei ragazzi abruzzesi, poi, scattata dalla nostra indagine, rappresenta un primo, importante spunto di riflessione per famiglie, aziende e attori del mercato del lavoro, per capire il punto di vista di uno dei target attualmente più in difficoltà ad accedere al mondo professionale e provare a dare loro aiuti e risposte più in linea con il testo occupazionale”.

Ma quali sono le principali evidenze emerse a livello nazionale e messe a paragone con i risultati abruzzesi?

Iniziamo con gli strumenti per trovare lavoro e fare carriera. In entrambi i casi, per trovare lavoro e fare carriera, genitori e imprese credono nel merito, anche se i giovani abruzzesi pongono al primo posto la “disponibilità a lavorare molto”, altri aggiungono la perseveranza, altri ancora il fattore “non avere troppo pretese”. Per quanto riguarda gli aspetti importanti del lavoro, per il campione nazionale di ragazzi gli aspetti importanti del lavoro sono: buone relazioni, specie con capi e colleghi, la sicurezza del posto di lavoro e, a seguire, gli aspetti espressivi, tra cui contenuti interessanti e miglioramento dello stipendio (8); meno importanti gli aspetti legati alla crescita professionale e alla carriera, considerati, invece, di più da genitori e aziende. Per gli abruzzesi, le relazionali. In particolare, si attribuiscono maggiore importanza al mantenere buoni rapporti con capi e colleghi e mettono la sicurezza del posto in cima alla loro.

Sul valore e il senso del lavoro, per il 42% dei giovani, rappresenta per lo più la possibilità di portare a casa uno stipendio, solo in seconda battuta un’occasione di realizzazione personale. Da segnalare in controtendenza donne, laureati, lavoratori autonomi e con contratto flessibile, che mettono al primo posto la realizzazione personale. In discontinuità con i dati nazionali, il lavoro rappresenta prima di tutto un’occasione di realizzazione personale per i nostri giovani e solo in secondo luogo la possibilità di portare a casa uno stipendio. Questo item è, però, al primo posto per i laureati abruzzesi, che si dimostrano in controtendenza rispetto al campione di laureati italiani.

Qual è il lavoro dei sogni? Per italiani e abruzzesi, il settore pubblico si conferma al primo posto della graduatoria del lavoro ideale, al secondo posto, per i nostri giovani c’è la possibilità di avviare una propria attività, che registra una percentuale di gradimento superiore rispetto a quanto registrato dalla survey nazionale.

Diversità abbastanza accentuate si registrano sul lavoro manuale. Gli intervistati a livello nazionale lo hanno definito un “male necessario”, gli abruzzesi lo considerano comunque importante.

Un ultimo importante dato riguarda la disponibilità a trasferirsi. Ebbene, se a livello nazionale 8 ragazzi su 10 dichiarano di essere disposti altrove, anche se per lo più in altre regioni d’Italia o in Europa e sono sostenuti in questo anche dai genitori, i giovani abruzzesi si dimostrano ancora più propensi a trasferirsi (90%), anche al di fuori dell’Unione Europea. Sono, invece, allineati con il resto del Paese nel riconoscere l’importanza dello stage (69,4%) e dei servizi offerti da scuola e università (67,6%) per l’orientamento e per prendere consapevolezza delle proprie attitudini.

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