Assistenza Domiciliare Integrata, Nasuti incontrerà il Direttore generale della Asl Lanciano-Vasto-Chieti Francesco Zavattaro

“Non si possono interrompere dei servizi senza fornire un’adeguata alternativa a chi di quegli stessi servizi usufruisce. Ci sono casi di persone che rischiano la vita per la sospensione delle terapie e che non possono certo aspettare i 3 mesi che l’azienda ha ipotizzato per riorganizzare i servizi e verificare chi ne abbia effettivamente diritto”.

Sono queste le motivazioni per le quali il Consigliere regionale Emilio Nasuti, lunedì incontrerò il Direttore generale della Asl Lanciano-Vasto-Chieti Francesco Zavattaro e i responsabili dell’Assistenza Domiciliare Integrata, per verificare quanto accaduto al Distretto di Lanciano. Numerosi pazienti si sono visti tagliare i servizi da un giorno all’altro e senza alcun preavviso. Una situazione sulla quale è intervenuto ieri il Difensore Civico Regionale, Nicola Sisti, che ha chiesto chiarimenti in merito alla rimodulazione dei fondi destinati dal Distretto sanitario di Lanciano all’assistenza domiciliare integrata e alla riabilitazione.

“Ho ricevuto diverse segnalazioni sui disservizi che si sono registrati a Lanciano – spiega Nasuti – e pur condividendo la necessità di ridurre l’inappropriatezza delle prestazioni, che crea un dispendio di risorse che va a danno di tutti gli assistiti, chiederò alla Asl di ripristinare da subito l’assistenza finora garantita con l’Adi e di avviare contestualmente i controlli sui pazienti che ne usufruiscono. Per diversi di loro basterà un semplice certificato del medico curante. Mi sembra assurdo che una persona affetta da sclerosi multipla e seduta su una sedia a rotelle, debba essere sottoposta a una visita per dimostrare di avere diritto all’assistenza. Magari controlli più accurati saranno necessari per altri tipi di patologie ‘meno visibili’. Intanto garantiamo le prestazioni più urgenti. In questo modo, oltre ad assolvere a un obbligo morale e giuridico, tutelato dalla legge, risparmieremo anche le risorse del servizio sanitario regionale, perché se sospendiamo l’Adi, è ovvio che a farne le spese saranno i pronti soccorso degli ospedali, che saranno presi d’assalto da quei pazienti che non hanno più garantite le terapie al loro domicilio. E sappiamo tutti che l’assistenza ospedaliera ha dei costi notevolmente più alti”.

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