Eremo dannunziano: ancora inaccessibile al pubblico la stanza del Vate, imprigionata tra cavilli giudiziari

Si torna nuovamente a parlare dell’eremo dannunziano di San Vito Chietino e del suo atavico problema, cioè l’impossibilità di poter visitare la stanza di proprietà comunale, dove il Vate soggiornò con la sua amata Barbara Leoni nell’estate del 1889, perché praticamente da sempre non esiste un modo per potervi legalmente accedere. In realtà il sistema per entrare nella camera di Gabriele d’Annunzio ci sarebbe, ma non si può utilizzare in quanto bisognerebbe attraversare una scala esterna, di proprietà di un confinante, dove non esiste il diritto di passaggio, diritto purtroppo negato perché non meglio specificato nell’atto di donazione stipulato nel lontano 1961 tra il donante, Ermenegildo Ciampoli, e il donatario, Comune di San Vito Chietino. 

Anni fa l’amministrazione comunale conferì l’incarico ad un legale per risolvere il problema, che sembra non trovare soluzione. Fortunatamente, però, c’è chi si sta battendo per poter mettere la parola fine a questa assurda e incresciosa questione.

Da alcuni anni, infatti, nel paese delle ginestre è stato costituito un Comitato pro eremo dannunziano, coordinato dal prof. Alberto Di Giovanni, ricevuto proprio in questi giorni dal sindaco, Rocco Catenaro, e da alcuni assessori, per cercare una soluzione all’annoso problema e aprire definitivamente al pubblico l’importante struttura. Il Comitato avanza in pratica all’amministrazione comunale tre importanti proposte: la restituzione al pubblico della stanza comunale dell’eremo con accesso indipendente attraverso l’originaria gradinata esterna al fabbricato; l’istituzione dell’auspicato Parco Letterario dei luoghi dannunziani; iniziative e manifestazioni per il 150° della nascita di d’Annunzio. «Dopo decenni si è ancora in attesa della restituzione al popolo e all’apertura al pubblico del locale di proprietà comunale dell’eremo alle Portelle – afferma polemico Di Giovanni – “imprigionato” in una casa privata per una svista in un atto notarile. La situazione si è ulteriormente ingarbugliata con il recente rientro da Roma delle ceneri (non spoglie) di Barbarella, collocate all’interno della proprietà della famiglia Di Cintio-De Rosa, che in questo modo ha posto un’altra ipoteca sull’eremo. Sarebbe stato più opportuno, infatti, se la cassetta con le ceneri fosse stata posta nel locale di proprietà del Comune, a disposizione del museo civico da tempo programmato ma mai realizzato. In questo modo – aggiunge Di Giovanni – l’eremo è ed appare sempre più privato». 

A detta del coordinatore del Comitato pro eremo dannunziano il principale problema resta però sempre e comunque quello del passaggio per accedere al locale intercluso,  attualmente nella disponibilità di un privato. «E’ necessario – conclude Di Giovanni – liberare l’eremo dalla prigionia, senza perdere altro tempo e senza soggezioni dilatorie». 

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