Carabinieri, Polizia e Finanza infliggono un altro duro colpo a famiglia rom

Un appartamento, un negozio  e un bar-trattoria-rosticceria a Cappelle sul Tavo; un fabbricato ad uso civile a Montesilvano. Sono questi gli immobili, per un valore catastale  di un milione di euro (ma sul mercato superano abbondantemente questa cifra), eseguiti all’alba di questa mattina nel corso di una operazione congiunta Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Pescara. Si tratta di sequestri ‘anticipati’, decisi dal Tribunale di Pescara e previsti dalle leggi antimafia. 

Le proprietà erano intestate a Vincenzo Bevilacqua, 48 anni, attualmente detenuto dal luglio scorso dopo la condanna a 18 anni di carcere  pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello di Salerno per omicidio e occultamento di cadavere, fatti avvenuti nel 1999, in Basilicata (la fine della pena è prevista nel 2029), e della moglie Maria Michelina Santeramo 43 anni. 

Bevilacqua, che viveva prima del 2005 a Rioniero in Vulture, si è trasferito nel 2005 con la famiglia (ha tre figli di cui due a carico) a Montesilvano per sfuggire al sorveglianza speciale che lo stava per raggiungere nella sua terra di origine, è giunto in Abruzzo per proseguire le sue attività nell’area del pescarese. Ufficialmente commerciante d’auto, in realtà viveva molto al di sopra di quanto dichiarava. La presenza a Montesilvano, non è passata inosservata alle forze dell’ordine, soprattuto ai carabinieri del capitano Enzo Marinelli, che che lo hanno tenuto d’occhio. Bevilacqua sarebbe legato al clan Cassotta, operante nel Vulture-Melfese e questo è aumentato su di lui le attenzione degli uomini dell’Arma e, subito dopo Finanza e Polizia. Bevilacqua, d’altro canto, non ha impiegato molto a confermare la sua pericolosità nel territorio.  Alcune denunce, un paio d’arresti per usura e e per riciclaggio di autovetture rubate, poi la sentenza di Salerno del luglio scorso, che gli ha spalancato le porte del carcere pescarese di San Donato, dove resterà rinchiuso fino al 2029. 

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