Il rilevatore Opera del Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso, osserva neutrino che ha cambiato sapore. E’ la terza volta al mondo

I neutrini si manifestano in natura sotto forma di tre tipi, chiamati “sapori”: elettronico, muonico e tau. Ebbene, un esperimento messo in campo dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso ha osservato per la terza volta un neutrino che ha cambiato “sapore”. 

La sua osservazione consente di spiegare un’anomalia che da oltre 40 anni interroga gli scienziati: il fatto che dal Sole e dalle altre stelle sembrano arrivare molti meno neutrini di quanti ne siano previsti. L’ipotesi più accreditata è che non ci sarebbero neutrini mancanti, ma solo neutrini che nel viaggio verso la Terra si sono trasformati.

Si tratta di un evento rarissimo, che si è verificato solo altre due volte, nel 2010 e nel 2012 che è stato ottenuto sfruttando l’orientamento verso il Cern di Ginevra delle sale sperimentali sotterranee dei laboratori del Gran Sasso. Partito da  Ginevra come neutrino dal sapore “muonico”, è arrivato sotto il Gran Sasso come “tau”. Dopo aver percorso circa 730 chilometri attraverso la roccia terrestre senza intoppi grazie alla loro bassissima probabilità d’interazione con la materia, i neutrini arrivavano al gigantesco rivelatore Opera, che da il nome all’esperimento di carattere al quale hanno lavorato 140 fisici da 28 Istituti di 11 Paesi, mentre si trasforma da un tipo di neutrino in un altro, all’interno delle tre famiglie, cambiando quindi sapore e dando la prova dell’esistenza dell’oscillazione. 

L’arrivo del terzo neutrino tau, per il responsabile internazionale dell’esperimento, Giovanni De Lellis, dell’Universita’ Federico II e dell’Infn di Napoli “e’ una importante conferma delle due precedenti osservazioni. Questo evento ha caratteristiche che lo rendono inconfondibile con altri processi. L’osservazione di tre neutrini tau, anche dal punto di vista statistico, mostra l’evidenza delle oscillazioni di neutrino nel canale muone in tau. L’analisi dei dati proseguira’ ancora per due anni alla ricerca di altri neutrini tau che possano definitivamente provare questo fenomeno rarissimo”.

Il rilevatore Opera (Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus), che si trova nei Laboratori del Gran Sasso ha un peso di oltre 4000 tonnellate, circa 2000 m3 di volume e nove milioni di pellicole fotografiche. 

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