Ombrina Mare, l’istruttoria è stata riaperta

A poche ore dalla manifestazione che sabato pomeriggio si terrà a Pescara, il ministero dell’Ambiente ha comunicato al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, che l’istruttoria nazionale per la richiesta della Medoilgas Spa della concessione Ombrina mare 2 nell’Adriatico all’altezza della Costa dei trabocchi è stata riaperta. Il riesame ministeriale permette di guadagnare tempo in vista della seconda fase del piano che prevede l’intervento legislativo sul Decreto Sviluppo. Si tratta ora, come ha fatto sapere lo stesso governatore, di spostare l’impianto a minimo 12 miglia dalla Costa dei Trabocchi. Un primo passo, senza dubbio, anche se per le caratteristiche dell’Adriatico i pericoli d’inquinamento restano. Eccome. 

“La decisione premia la bontà della nostra strategia – dice Chiodi -. La lettera che la Regione Abruzzo ha presentato al Ministero nella riunione di un mese fa ha sortito i suoi effetti. La nostra azione politica – chiarisce Chiodi – è stata già delineata e prevede il ritorno al decreto legislativo Prestigiacomo, che fissa in 12 miglia la distanza minima per operazioni di trivellazione in mare. Per fare questo è necessario abrogare l’art. 35 del Decreto Sviluppo e questa impostazione e’ stata recepita anche dalla Conferenza delle Regioni che sta elaborando un documento politico e tecnico da inviare al Parlamento. A Roma, dunque, è necessaria l’azione concreta e di vigilanza dei rappresentanti parlamentari abruzzesi, a prescindere da ogni appartenenza politica. L’appello che lancio ai parlamentari – conclude Chiodi – fa parte di una battaglia politica che interessa tutto il territorio abruzzese, coinvolto direttamente in una contesa destinata a segnare il futuro di questa regione”.

Una novità, che non deve affatto far abbassare la guardia. Anzi. Il problema resta anche alla luce del del dossier di Legambiente su Ombrina Mare, che mette in luce come l’operazione sia insensata. Petrolio di pessima qualità e in quantità irrisorie, sufficiente a coprire appena lo 0,2% del consumo annuale nazionale; gas insignificante e corrispondente ad appena lo 0,001% del consumo nazionale. Sono questi i miseri numeri che secondo la Strategia Energetica Nazionale, di recente approvazione, dovrebbero contribuire a ridurre la dipendenza dall’estero e ad “abbassare la bolletta” energetica. E come se non bastasse ci sono anche le royalties per la regione Abruzzo. Secondo Legambiente queste sono “vergognose ed offensive: il valore di mezza tazzina di caffè all’anno per ogni cittadino abruzzese – dichiara Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo –. Altrettanto privo di significato è il canone annuale del permesso di ricerca equivalente ad appena tre mesi di assegno sociale da dividere tra tutti gli abruzzesi. «La situazione è allarmante e totalmente fuori controllo: nella sola zona a mare, tra istanze e permessi di ricerca, istanze e concessioni di estrazione di idrocarburi, interessa una superficie di oltre 6.000 chilometri quadrati – dichiara Luzio Nelli, membro della segreteria regionale di Legambiente – In tal senso, è fortemente criticabile l’atteggiamento del Ministero dell’Ambiente che, in un anno e mezzo di tempo, ha disatteso una norma dello Stato, consentendo a Ombrina Mare di superare indenne i divieti posti a tutela dei mari italiani”.

“Particolarmente grave la situazione, e altrettanto saranno le conseguenze, per l’Abruzzo che, nell’inquietante quadro del Ministro del petrolio Passera, sarebbe condannato a regione petrolchimica – dichiara Giuseppe Di Marco, membro della segreteria regionale di Legambiente – Lo sviluppo economico e l’uscita dalla crisi nel settore energia passano, al contrario di quanto sostiene il ministro, per una strada diversa, quella fondata sullo sviluppo delle rinnovabili e di serie politiche di efficienza in tutti i settori”.

Politiche le quali, come ribadito più volte da Legambiente, partono dai trasporti, primi consumatori dei derivati del petrolio, e potrebbero non solo portare nei prossimi anni i nuovi occupati a 250 mila unità, ossia 10 volte i numeri che si otterrebbero dalle nuove trivellazioni, ma soprattutto garantire uno sviluppo futuro, anche sul piano economico, sicuramente molto più sostenibile e duraturo rispetto ai soli 14 anni che, ad oggi, sono propagandati con la paradossale rincorsa allo scarsissimo oro nero made in Italy. 

L’Associazione infine, stigmatizza l’operato del Governo Monti che ha attuato una vera e propria mutazione normativa ad societates che, in maniera lampante, evidenzia le favorevoli condizioni di vantaggio godute dalle compagnie petrolifere; condizioni che trovano perfetta sintesi nell’imbarazzante lettera di ringraziamento inviata al ministro Clini da Sergio Morandi, Amministratore Delegato della Medoilgas Italia S.p.A., appena dopo l’approvazione del decreto sviluppo sblocca trivelle.

Lo stesso ministro Clini che, qualche mese prima, si era mostrato ben contento di incontrare le società petrolifere britanniche, qual è la Medoilgas Italia S.p.A.

Domani, nella Sala Berlingue, alle ore 12, il PD regionale presenta i contenuti di una proposta di legge per abrogare l’articolo 35 del Decreto sviluppo, e rendere così inefficaci gli atti, i pareri, le autorizzazioni nel frattempo rilasciati sul fronte delle perforazioni nel mare Adriatico. 

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