Ventimila ‘no’ a trivelle, piattaforme e petroliere nell’Adriatico

E’ finita davanti alla Nave di Cascella, con i remi che l’artista ha immaginato spingessero quell’imbarcazione sul mare, quell’Adriatico oggi minacciato dalle ricerche minerarie. Le compagnie vanno a caccia di petrolio e di gas nell’Adriatico, dimenticando che questo è un mare già malandato, bisogno di attenzioni e di cure. Guai se accadesse il contrario. In ventimila, probabilmente di più hanno sfilato per Pescara per dire no ai progetti presenti e futuri che minacciano la costa abruzzese. E non solo. Ventimila, forse più, per le strade del capoluogo adriatico, tanti altri che da settimane navigano sulla rete per contrastare quei piani. Un’intera regione che si mobilita, anche quello montano. 

Gli organizzatori sono soddisfatti. Non è sfuggito che i numeri del corteo – uno dei più importanti per adesione degli ultimi anni in Abruzzo – sono tali perché venuti dai movimenti ambientalisti, civici, dall’adesione spontanea della gente. 

Partiti dal porto canale di Pescara, ferito da tempo nel suo orgoglio e nella sua vocazione marinara, bambini, donne, anziani, ambientalisti, politici, sindacalisti, hanno raggiunto il centro di Pescara e poi si sono diretti sul tratto di spiaggia che separa l’Adriatico dalla Nave di Cascella. 

Un ‘no’ deciso, forte e del quale non si può tener conto anche quando, come in questi casi, la competenza supera quella degli enti locali.

E‘ la voce della gente e bisogna ascoltarla. 

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