LA VITA OLTRE LE MACERIE

 

Prima Edizione del Premio dedicato a  Ilaria Rambaldi

A volte le situazioni possono essere terribili ed è importante come le si vivono in quel momento,  così pure quel che avviene dopo  dentro di noi e il modo poi di riprendere in mano la vita. E’ difficile quando c’è un terremoto interiore ed ancora di più quando le macerie sono vere, concrete con sangue e vittime. Le ferite si rimarginano lentamente e questo è ancora un altro tipo di dolore. In Abruzzo non ancora si sono formate le cicatrici dopo il devastante sisma di quattro anni fa a L’Aquila. La città rotta assiste ancora silenziosamente ai tentativi di ricostruzione e forse anche gli scomparsi sotto il crollo delle case aspettano ancora qualcosa nella loro invisibilità. Cosa fare per dar loro voce e consegnare un messaggio? L’Avv.sa Maria Grazia Piccinini (foto a sinistra), oltre alle sue azioni personali a riguardo, ne ha voluta fare una pubblica di recente avente come radice il ricordo della sua amata figlia Ilaria che fa parte delle 309 vittime di quella notte angosciante. La Piccinini ha istituito così il Premio Ilaria Rambaldi che in questi giorni ha avuto la sua prima edizione. E’ un Premio articolato tra il giornalismo, l’architettura e la musica. Il tema di quest’anno, per quanto riguarda la competizione musicale, è stato “Ilaria e Paolo nella luce”. Paolo era il fidanzato di Ilaria anche lui travolto dal crollo di quella terribile notte. Il 19 Aprile è stato il giorno delle premiazioni, iniziato in mattinata con un incontro dibattito sul rischio sismico condotto da Carlo Bonini di Repubblica, presso l’Auditorium G. Paone nella BLS di Viale Cappuccini. Alle 18 nell’Auditorium Diocleziano è stata data la borsa di studio Scuola Media Mazzini ed i premi ufficiali. Per la migliore indagine giornalistica il riconoscimento è andato a Serena Giannico ed in ex aequo ad alcuni studenti della Scuola di Giornalismo della Lumsa di Roma, per la migliore tesi di laurea in Ingegneria Edile, Architettura e Civile Ambientale ad un gruppo di giovani del Politecnico di Torino, per la migliore composizione musicale di musica classica sono stati segnalati Alessio Galmete Manega di Verona con “L’Abbraccio nella notte” per Quartetto d’Archi e Francesco Pellegrino di Cuneo con “Macerie” per Quartetto d’Archi e Pianoforte, Alessio Cavallazzi di Milano per la sezione musica leggera. I brani della durata esatta di 3 minuti e 32 secondi, come richiesto dal bando perché tale la durata del sisma, sono stati eseguiti pubblicamente nel corso della manifestazione al Diocleziano, presentata dall’attore regista Gabriele Tinari. Questi ha saputo destreggiarsi bene tra la vivacità teatrale personale e la tensione dell’argomento in questione. Durante gli spazi all’interno del programma è stato espressamente detto che bisogna parlare, parlare, mai stancarsi di parlare sui fatti de L’Aquila perché se è vero che la prevenzione è importante bisogna anche ritrovare il senso morale e civile in ciascuno di noi per convergere insieme in un’azione comune. Non solo con le parole ma anche con l’arte si può capire ciò che hanno provato le vittime, il frastuono e poi il silenzio assordante come in quel componimento dove gli archetti rimangono alla fine sospesi nell’aria per un minuto e tutto il pubblico presente attaccato ad essi con lo sguardo. Il giorno dopo abbiamo incontrato Maria Grazia Piccinini, molto soddisfatta del risultato dell’iniziativa.     

Ci può parlare del giorno che ha pensato di creare questo Premio?                                                 

E’ un’idea che è venuta pian piano, all’inizio volevo istituire un premio di laurea collegato al fatto che Ilaria studiava Ingegneria. Successe che dopo la lunga empasse successiva ai fatti del terremoto, non mi bastavano più le cose che già si sapevano e quindi mi trasformai in un segugio. Mi informavo, leggevo, perlustravo internet. Questo perché a differenza di quello che era successo negli altri palazzi, dove c’erano grandi crepe o parti crollate ma non erano stati del tutto distrutti, invece quello dove c’era la mia Ilaria era completamente raso al suolo, non esisteva più. Come mai? C’era stata una concausa tipo lo scoppio del gas? Non reggeva neanche la spiegazione che il palazzo era costruito male, per come era stato ridotto con 25 vittime ed anche gli animali domestici. Così ci fu una particolarità che notai soltanto io. Sembrava come ci fosse una maledizione del sito, delle leggende, anche da alcune foto di giornali notai che in passato non si era mai costruito lì fino ai primi del ‘900. Dato che i racconti popolari hanno sempre un fondo di verità, un motivo ci doveva essere. Alla fine ho scoperto che il palazzo in via XX Settembre era stato edificato sopra ad un vero e proprio crepaccio che era stato riempito con altra terra, sotto c’erano grotte anche di sette metri. Ho scoperto questo attraverso si può dire un’indagine giornalistica, constatando che nonostante sia un tipo di attività molto chiacchierata però è importante perché poi torna utile per scoprire la verità. Questo il motivo per cui successivamente il Premio è diventato anche giornalistico. Il palazzo di Ilaria sembrava un bel palazzo, costruito bene ma non era così. Non era neanche conforme alle regole urbanistiche e ciò mi ha portato ad allargare il bando, oltre che all’Ingegneria Edile, anche all’Architettura e Civile Ambientale. Infatti il Premio si basa pure sulla materia ambientalistica, al rispetto del territorio. L’iniziativa del concorso, lanciato dall’Associazione Culturale ONLUS Ilaria Rambaldi esistente dal 2010, è stata completata dall’aspetto artistico. Si è scelto la musica perché mentre gli altri premi vogliono sollecitare un cambiamento concreto per il futuro, il momento della musica è importante per la memoria e quindi la riflessione.

Com’è Ilaria oggi? 

E’ in tanti modi. E’ diventata un essere sociale, con un impegno sociale, prendendo una dimensione che va oltre una persona fisica e per me continua ad essere una presenza vera quando qualcosa di immanente mi collega a lei.

Quale sarà il futuro del Premio?                                                                                                                       

Ho tante idee, sto già pensando alla prossima edizione, non mi siedo. Provo a fare altre cose e a farle meglio, non mi riposo mai.  

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