Il Prefetto de L’Aquila censura Cialente: “La sua protesta può turbare l’ordine e la sicurezza pubblica”

La condotta del primo cittadino de L’Aquila, può determinare “potenziali turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica” e, inoltre, “che il prestigio dello Stato possa essere leso da tali manifestazioni di dissenso”. Inoltre, “si diffida il sindaco a ripristinare “senza indugio” la bandiera nazionale all’esterno degli uffici comunali e delle scuole.

Poche righe con le quali il Prefetto del capoluogo ha censurato il primo cittadino, Massimo Cialente, e le iniziative di quest’ultimo assunte dallo stesso primo cittadino, con la restituzione al Quirinale della fascia tricolore e la rimozione delle bandiere italiane dagli edifici che ospitano gli uffici comunali e le scuole, per protestare contro la mancanza di fondi per la ricostruzione della città colpita dal sisma dell’aprile 2009. A rendere noto che gli è stato notificato il decreto del Prefetto, è lo stesso Cialente. Con l’atto, il Prefetto decreta, infine, ha reso noto ancora il sindaco, che l’eventuale persistenza della condotta posta in essere dal primo cittadino  potrà costituire oggetto di valutazione per l’adozione del provvedimento di sospensione dalle sue funzioni. 

“Il Governo Italiano si assuma la responsabilità di rimuovermi da sindaco, oggi stesso o domani al massimo. Come si fa per i sindaci mafiosi”.

Sempre più furioso Cialente, che dopo essersi visto notificare dalla polizia la diffida del Prefetto, non ha esitato un solo istante e ha replicato. Duramente, per iscritto, tanto al rappresentante del Governo, che al presidente del Consiglio dei Ministri, ai ministri dell’Interno, della Giustizia, della Coesione Territoriale e, per conoscenza, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

“Mi aspettavo delle scuse, invece “mi si caccia! Sono orgoglioso di essere cacciato. I cittadini capiranno le mie ragioni, le hanno già capite. Sono le loro stesse! Allora, sono io che voglio segnalare, per l’ultima volta che le istituzioni stanno facendo eccessivo affidamento sulla dignità, la compostezza ed il senso di responsabilità degli aquilani. Ma a tutto c’é un limite. Nel riconfermare che assolutamente non intendo retrocedere da quanto da me deciso insieme alla Giunta Comunale, sino a quando lo Stato non darà risposte al Cratere, confermo al Presidente del Consiglio ed al Ministro degli Interni di aspettare nella giornata odierna o al massimo di domani la mia rimozione da Sindaco. Mi piacerebbe che uno di loro, cogliendo l’occasione per vedere in quale stato versa la Città de L’Aquila ad oltre quattro anni dal sisma, lo venga a comunicare di persona, ufficialmente, alle aquilane ed agli aquilani. Comunque, sappiano – conclude Cialente – che rimuovendo me ed il Consiglio Comunale non riusciranno a tacitare l’indignazione di un’intera popolazione”.

E ancora: “Mi si chiede l’immediata ricollocazione della bandiera nazionale sugli edifici pubblici del Comune ed alla riacquisizione subito della mia fascia tricolore della quale dovrei fare ‘sempre un uso rispettoso delle norme di legge vigenti’. Nel decreto, il Prefetto afferma che ‘l’eventuale persistenza della condotta posta in essere’ sarà oggetto di valutazione per la mia rimozione da Sindaco. Nella narrazione del decreto, si riporta testualmente che l’atto di rimuovere le bandiere e di aver restituito la fascia ‘crea potenziali turbative all’ordine ed alla sicurezza pubblica’ e che avrei turbato ‘i sentimenti delle giovani generazioni, rimuovendo le bandiere dalle scuole’. Sono allibito. Come denuncio da mesi, inascoltato, la situazione dell’ordine pubblico in questa città che è ormai una polveriera di rabbia, disperazione, scoramento, se ancora viene un minimo mantenuta lo si deve – osserva Cialente -all’ingrato compito che in nome di uno spirito istituzionale che ad altri manca, il comune de L’Aquila si è assunto, esercitando una faticosa e dolorosa opera di cuscinetto fra l’abbandono dello Stato ed una comunità che a quattro anni dal sisma vede uno dei più grandi centri storici d’Italia, il suo centro storico, completamente abbandonato a se stesso e le case della periferia distrutta. Una comunità, ancora oggi sfollata per il 50%. Da uomo delle Istituzioni quale so di essere – si legge ancora nella lettera – ricordo a tutti che la bandiera, simbolo della Patria, non si onora in modo formale, ma rispettandola anzitutto con azioni di responsabilità e dovere istituzionale, a cominciare dallo Stato e dai Governi che, invece, non hanno assolto il loro compito nei confronti della più grande tragedia naturale degli ultimi cento anni. I bambini non si turbano perché non vedono il tricolore! Sono turbati perché vivono in case di fortuna o ancora negli alberghi o nella caserma della Guardia di Finanza o perché vanno a scuola in moduli prefabbricati di latta perché ancora non sono arrivati fondi per ricostruire le loro scuole”. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *