Gli ex dipendenti della Finanziaria Sima cercano un’intesa con la Bper

E’ entrata per caso nelle trattativa in corso tra sindacati e i rappresentanti della Banca popolare dell’Emilia Romagna in vista della fusione, prevista per prossimo 27 maggio,  di Banca popolare di Lanciano e Sulmona e Cassa di risparmio de L’Aquila nella BPER. Incontri che sono in corso a Roma (l’ultimo si è tenuto venerdì scorso) e sul tavolo ci sono alcuni aspetti legati alla ristrutturazione dei servizi e, di conseguenza, alla mobilità dei lavoratori. La questione che si è inserita riguarda la Sima SpA, finanziaria di Lanciano, partecipata della Bls di Lanciano e Sulmona. Una vicenda che non nasce oggi, ma che solo da poco ha incontrato l’interesse dei sindacati, intenzionati adesso a difendere le istanze degli ex dipendenti della società. E’ venuta fuori per un’indagine dei carabinieri di qualche anno fa che si riferisce a tutt’altra vicenda e al vaglio, proprio in queste settimane, della magistratura del capoluogo adriatico. La documentazione acquisita dagli uomini dell’Arma del Comando provinciale di Pescara, e quella presentata dalle parti nel corso del giudizio che si è avviato a Pescara, hanno fatto emergere alcuni particolari che, ovviamente, non erano noti ai più. Carte sulle quali gli ex dipendenti e con loro le sigle sindacali, fanno leva per poter strappare una forma collaborativa, che li mantenga nel mondo lavorativo. 

Da due anni, infatti, a causa delle vicende giudiziarie che hanno colpito l’ex management della Sima (il reato ipotizzato è quello di usura nei confronti di imprenditori del pescarese), fu mandata in liquidazione dalla Banca d’Italia e cancellata dall’elenco delle Finanziarie, disposto dal ministero dell’Economia. A rimetterci, ovviamente, oltre che l’immagine di alcuni soci, anche i dipendenti, raggiunti da provvedimento di licenziamento nel settembre 2010. Rimasti senza lavoro, hanno cercato di trovare un’intesa con la Bls Lanciano e Sulmona, ma senza successo. Richieste che si sono fondate sul rapporto tra l’istituto di credito frentano e la società, controllata per il 70 per cento dalla Bls. Ma non c’è stato nulla da fare. Anzi, la banca ha ridimensionato il suo rapporto con la Sima. 

Senonché, dagli atti e dalle testimonianze raccolte in sede di indagini degli inquirenti, è spuntata fuori una scrittura privata tra la Bsl e la Sida dell’ottobre 2010, sottoscritto dal presidente Lelio Scopa e dal liquidatore della società, Carla Caputo, intesa sull’ammortamento dei prestiti al 31 agosto 2010, i termini della convenzione del luglio 1995 che sancì l’accordo tra la banca e la società finanziaria, ma anche il ruolo, tutt’altro che di secondo piano, della Bls nella scelta del management della Sima. 

Particolari questi ultimi descritti dallo stesso presidente Scopa al giudice Francesca Del Villano Aceto, il 7 marzo dello scorso anno, nella causa civile che gli ex dipendenti hanno intentato contro la Sima. 

Su questi presupposti i sindacati cercano ora di trovare un’intesa che possa permettere agli ex dipendenti di veder riconosciuta qualche forma collaborativa con la Bper.

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