Rifondazione Comunista e Comitato Referendario Acqua Bene Comune Abruzzo contro riorganizzazione della pianta organica della Sasi

Il piano di riordino della pianta organica della SASI, (la Società per il Servizio Idrico Integrato con sede a Lanciano e che spa che gestisce acquedotti, depurazione e fognature per i 92 Comuni della Provincia di Cheti ricompresi nel territorio dell’A.T.O. 6 Chietino, ndr) deciso dal suo consiglio di amministrazione, finisce nel mirino di Rifondazione Comunista e del Comitato Referendario Acqua Bene Comune Abruzzo.

“E’ paradossale come una società che dovrebbe occuparsi di manutenzione, gestione e interventi sul sistema delle reti e della depurazione non assuma operai e non stabilizzi i precari, continuando a ricorrere spesso ad esternalizzazioni dei lavori sulla rete (con ulteriore aggravio delle spese), bensì abbia necessità di un 30% di figure dirigenziali – affermano Riccardo Di Gregorio, segretario provinciale,  e Renato Settembrini, circolo PRC Lanciano . E’ sconcertante che per far questo si ricorra ad una società di consulenza, quando son stati nominati degli amministratori (nominati in base a curricula “tecnici”) che dovrebbero avere loro il compito, ed essere in grado, di organizzare e gestire la società da un punto di vista amministrativo. Abbiamo più volte contestato le modalità con cui negli sono state fatte le assunzioni del personale, ovvero “a chiamata” (favorendo fenomeni clientelari) e non tramite concorso come invece dovrebbe essere se ci attenessimo all’ordinamento vigente. Ricordiamo infatti che le società interamente partecipate o controllate da un Ente pubblico locale e che sono titolari di un affidamento diretto (senza gara) di servizi pubblici locali, esattamente come la SASI: devono rispettare i divieti e le limitazioni alle assunzioni di personale eventualmente previste dalla normativa vigente in relazione all’Ente controllante (i Comuni); devono adeguare le proprie politiche di personale alle disposizioni vigenti per l’Ente controllante (i Comuni) in materia di contenimento degli oneri contrattuali, delle altre voci di natura retributiva o indennitaria e per le consulenze. Le SpA pubbliche che svolgono attività amministrative (come la gestione del sistema idrico) hanno quindi vincoli stringenti non solo nelle modalità di assunzione ma anche nella riorganizzazione e nella spesa per il personale. Le notizie che arrivano sulla riorganizzazione della SASI – evidenziano affermano Di Gregorio e Settembrini -, al contrario ci portano a conoscenza di promozioni, di una pianta organica con circa 40 figure di responsabilità (!) a fronte di 150 dipendenti complessivi e del mantenimento di oltre 60 dipendenti interinali. Ci hanno aumentato le tariffe, non hanno eliminato la remunerazione del capitale dalle bollette nonostante il referendum, i Comuni sono costretti a pagare a prezzo pieno anche l’acqua erogata per scuole, servizi pubblici, fontanelle e tanto altro, tutto giustificato dalla necessità di fare investimenti, ma appare evidente che l’unico interesse è quello di sperperare i soldi dei cittadini per fare qualche favore o qualche assunzione e non rendere finalmente efficiente il servizio. Continuiamo a sostenere la necessità di società pubbliche e partecipate dai cittadini e non gestite in maniera privatistica dai soliti noti. Per questo ci muoveremo in ogni sede per impedire la scempiaggine annunciata

Non è diverso il tenore dell’intervento di Amanda De Menna e Ines Palena, del Comitato “Acqua Bene Comune” Lanciano che chiedono al presidente Scutti e al CdA della SASI di fermare “questa costosissima operazione e di impegnare le risorse economiche a disposizione della Sasi, e quindi dei cittadini, ad una vera e profonda ristrutturazione della società a partire dalla situazione dei lavoratori precari, dalla reale necessità di personale tecnico e operaio, ad una limitazione del ricorso a lavori “esternalizzati”, ad un taglio delle spese inutili con l’obiettivo di restituire alla cittadinanza la piena, efficiente e totale disponibilità del bene comune”.

Le due esponenti del Comitato vanno oltre e ricordano come “nei primi mesi del 2013, così come ormai accade periodicamente da anni, hanno visto nuovamente salire alla ribalta gravissimi disagi causati ai cittadini da carenze nell’erogazione di un bene preziosissimo come l’acqua (a partire dalla nota “emergenza Trigno”).  Siamo già intervenuti in passato per denunciare quel che avviene. La rete idrica soffre incredibili perdite, con punte che superano abbondantemente il 50%, e si accumulano di anno in anno ritardi assurdi nella loro manutenzione. Il Piano d’Ambito approvato nel 2003 prevedeva investimenti per 105.881.397 di euro mai effettuati. Mentre proseguiva la coabitazione tra Isi e Sasi, che ha portato anche a contenziosi legali tra le due società. I costi di tutta questa situazione sono stati scaricati interamente sui cittadini, costretti a subire aumenti consistenti delle bollette, che proseguiranno fino al 2023 secondo il nuovo Piano d’Ambito approvato nel 2011(sul quale però insiste un ricorso presentato dal WWF). Rincari che comprendono anche il mancato rispetto del referendum del giugno 2011 per la “remunerazione del capitale investito. Davanti a questa situazione il CdA della SASI non avrebbe trovato altro impegno se non quello di far ulteriormente lievitare la pianta organica dell’Ente, in più spendendo fondi della collettività per una consulenza esterna di cui non comprendiamo la necessità”.

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