Sindacati preoccupati sul futuro del Consorzio Industriale del Sangro: “si rischia la desertificazione”

Tornano a lanciare l‘allarme i sindacati sulle problematiche gestionali del Consorzio Industriale del Sangro. Non è la prima volta che fanno sentire la loro voce, per la verità, ma nonostante gli appelli a intervenire si è avuta sola qualche risposta mentre c’è stato un peggioramento della situazione. E dire che il Consorzio, a differenza di altri enti, non ha rappresentato fino ad oggi un costo per la collettività, ma in questi anni ha contribuito con i propri fondi a finanziare opere pubbliche e interventi sul territorio; non ha ricevuto contributi statali e regionali, né per il suo funzionamento, né per investimenti utili alla realizzazione di nuove infrastrutture o al mantenimento di quelle esistenti; ha regolarmente contribuito a finanziare lo Stato e i Comuni attraverso il pagamento delle Imposte statali e locali (Irpef, Ici, Iva, Irap, etc.).

Attraverso un documento congiunto Sciubba – Traniello della CISL FP, Campitelli- Ranieri della CGIL FP, Di Nella – Rega della UIL  FPL e  Fini FINDICI, ricostruiscono i momenti nei quali si è avuta occasione di denunciare quanto stava avvenendo e i motivi della loro preoccupazioni. A cominciare dall’incontro avuto lo scorso 29 marzo presso la Prefettura di Chieti, nel corso del quale le sigle avevano evidenziavano che “nulla era cambiato dal precedente incontro con il peggioramento della situazione gestionale relativa alla fornitura di servizi essenziali alla vita delle stesse aziende e dell’economia del comprensorio, che sta sopportando una difficile fase economico-organizzativa, venutasi a determinare a causa dell’inerzia della politica regionale e locale”. 

In quella occasione, i sindacalisti avevano invitato il Prefetto a visitare gli agglomerati industriali e le infrastrutture che gestisce il Consorzio: visita che è avvenuta il 7 maggio scorso nel corso della quale “lo stato di abbandono delle infrastrutture è apparso evidente. Il 23 maggio anche il Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, ci ha incontrato,  mostrando interesse alle problematiche illustrate. Il Presidente si è impegnato a convocare i sindaci per sollecitare un loro interessamento per la situazione che si verrebbe a creare nella Valle del Sangro se i servizi consortili venissero a mancare”. 

Il Governo regionale, invece, a distanza di quattro anni dagli annunci trionfalistici di rottamare i vecchi Consorzi industriali e creare la nuova Agenzia Regionale Attività Produttive, non ancora ne viene a capo e, con la legislatura regionale che volge al termine, qualunque ulteriore azione in tal senso assume i connotati di un’operazione di facciata e di propaganda elettorale. 

“Nessuna risposta vera e concreta è venuta per la risoluzione dei problemi gestionali – denunciano i rappresentanti di CISL FP, CGIL FP, UIL  FPL e FINDICI -. Negli ultimi anni sono aumentati a dismisura i contenziosi; decine di incarichi legali sono stati assegnati per pratiche di recupero crediti nei confronti delle Aziende; si dubita che per dette pratiche i costi per il Consorzio siano superiori ai ricavi; inoltre le Aziende, già investite dalla congiuntura economica negativa, vengono ulteriormente gravate da atti giudiziari. L’aspetto più sconcertante è che si registrano contenziosi legali anche nei confronti di: Enti regionali, a loro volta commissariati, come l’A.T.O ); Comuni che sono soci del Consorzio Industriale (consorziati che si fanno causa tra di loro); SASI S.p.A. (Società Abruzzese per il Servizio Idrico Integrato). I suddetti enti fanno capo ai vari assessorati regionali, quindi la regione fa causa a se stessa. Con l’istituzione del nuovo organo unitario i consorzi attuali diventeranno dei presidi territoriali mentre il personale sarà assorbito dall’Arap. Il passaggio avviene tramite la fusione dei Consorzi attuali con le modalità prevista da un apposito disciplinare. Al nuovo soggetto spetteranno i servizi per la sostenibilità ambientale e quelli innovativi. L’attuazione della legge è, come avevano abbondantemente previsto, in forte ritardo dal momento che allo stato dell’arte ancora non è stata costituita l’ARAP, per cui, non essendo i commissari abilitati ad assumere decisioni proprie dell’Ente Pubblico Economico, non sono assicurate le manutenzioni di importanti e strategici impianti tecnologici, vitali per l’esistenza stessa dell’Ente. La situazione di precarietà che si vive all’interno dei Consorzi industriali, assieme alla profondità della crisi che sta investendo molte aree industriale della regione,  rischia di far regredire un equilibrio economico che alcune strutture consortili hanno mantenuto con fatica attraverso uno sviluppo dell’attività dei servizi alle aziende. La Regione deve affrontare molti problemi anche prima dell’attuazione della riforma  stessa: risolvere immediatamente le problematiche tra il Consorzio ed il Gestore del Servizio Idrico Integrato Sasi Spa in tema di servizi idrici, risolvendo anche i contenziosi in atto; garantire maggiore autonomia ai Commissari regionali per porre in atto interventi necessari alla vita dei Consorzi, al fine di evitare la loro fine prima della concretizzazione della riforma stessa, intervenendo per attuare un piano di  manutenzione straordinaria di molti impianti ormai al limite del collasso, costruiti da più di trent’anni, anche attraverso l’ottenimento di un fondo ex _ Cassa per il Mezzogiorno, già stanziato; impegno a modificare la delibera della Giunta Regionale relativa al programma FAS per inserire anche il Consorzio tra beneficiari di fondi necessari al miglioramento dell’impianto di depurazione, utilizzato soprattutto ai fini del Servizio Idrico Integrato; accelerare la costituzione dell’ARAP, in forte ritardo rispetto ai tempi fissati dalla Legge Regionale, per  evitare che i Consorzi tutti possano venire a trovarsi in gravi difficoltà, anche per il pagamento degli stipendi ai dipendenti; convocare i sindacati per discutere tutte le problematiche relative alla fusione ed al passaggio dei dipendenti nel nuovo soggetto. L’aspetto relativo al personale era stato evidenziato anche dallo studio redatto dalla Università D’Annunzio di Chieti – Pescara. La Regione deve impegnarsi concretamente per il recupero della somma pari ad un milione di euro stanziata ed assegnata per il miglioramento e completamento dell’impianto di depurazione di Paglieta derivante da una concessione dell’ex Cassa per il Mezzogiorno; se n’è parlato già nell’incontro in Prefettura ma sino ad oggi i lavori ancora iniziano. Se invece la suddetta somma non è più disponibile occorre sapere di chi è la colpa della eventuale perdita. Si chiede, con vibrante convinzione, che la Regione Abruzzo inizi subito a correggere il progetto di costruzione di questo “nuovo edificio (ARAP)” e contestuale abbattimento dei “vecchi edifici (Consorzi per lo Sviluppo Industriale)”, sostituendolo con un opportuno progetto di “adeguamento e rinnovamento degli edifici esistenti”, per evitare la desertificazione del tessuto industriale della valle del Sangro e dell’Abruzzo intero”.

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