Finanza e polizia di Pescara sequestrano immobili pr un milione di euro al clam rom Spinelli

Tra i primi a congratularsi con il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pescara e con gli agenti della Questura di Pescara, il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano. 

“Un successo – lo descrive Pagano – che rende più sicuro il nostro territorio e che dà più forza alle istituzioni impegnate per contrastare la criminalità e l’illegalità con la prevenzione. Un’operazione che ha consentito di porre fine alle attività illegali di un’organizzazione criminale, che rischiava di rafforzarsi in modo ancora più pericoloso sul territorio”.

L’operazione in questione riguarda il sequestro di beni immobili per un valore di oltre 1 milione di euro alla famiglia degli Spinelli, composta da numerosi soggetti (37) e che questa mattina sono stati tutti svegliati di buon’ora dai finanzieri e dai poliziotti. Il clan è costituito da numerosi membri che sono risultati, quasi tutti, gravati da significativi precedenti penali e segnalazioni di polizia per reati contro il patrimonio. Si tratta, in particolare, di 1 fabbricato con annesse aree pertinenziali, a Pescara, rifranto in cinque particelle catastali, e due appezzamenti di terreno ubicati nel Comune di Capestrano, intestati a membri della famiglia ed il cui valore complessivo supera il milione di Euro. Il sequestro è il risultato di un articolato ed assai complesso lavoro investigativo svolto dalle forze di polizia in applicazione del D.Lgs. nr. 159 del 6 settembre 2011, noto come Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Il provvedimento fa seguito ad una serie di indagini che hanno evidenziato come molti componenti del nutrito gruppo familiare fossero dediti alla realizzazione di condotte illecite capaci di garantire degli ingiusti e rilevanti profitti patrimoniali. Per il capostipite, Cristoforo Spinelli, si contano reati a partire sin dal 1 aprile 1956 fino a tutto il 2010, periodo di incessante attività criminale che gli ha consentito di capitalizzare ingenti patrimoni mai intaccati ed oggi, finalmente, sottoposti a sequestro. Parallelamente a tali indagini, sono partite, da un lato, l’esame delle dinamiche criminali ad opera del personale della Divisione  Anticrimine della Questura e, dall’altro, indagini patrimoniali e tributarie sui beni mobili ed immobili degli indagati, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza che sono sfociate in un autonomo procedimento di prevenzione da cui è scaturito il sequestro urgente dei beni ai sensi del richiamato D.Lgs. 159/2011.

Tale provvedimento, infatti, non è più limitato ai soli indiziati di appartenenza ad associazioni per delinquere di stampo mafioso o a sodalizi criminali tradizionalmente ritenuti “più pericolosi”, ma ben può essere esteso nei confronti di tutte quelle persone che rientrano nella categoria della criminalità comune, purchè risulti dimostrata la loro pericolosità sociale nonché la sproporzione tra il valore dei beni posseduti ed i redditi dichiarati, tali da far ritenere che tali beni siano, in tutto o in parte, frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego. L’incisività di tale mirata azione ha permesso, nel recente passato, di dare esecuzione a numerosi sequestri e confische nell’ambito delle diverse operazioni condotte dal 2007 ad oggi, con l’adozione di provvedimenti ablativi per complessivi 32 milioni di euro circa e di 113 misure della sorveglianza speciale in capo ad altrettante persone, ad ulteriore prova che la criminalità va contrastata, soprattutto, sul fronte dell’aggressione ai patrimoni sia per l’implicito senso di giustizia insito nei provvedimenti ablativi sia per il contenimento della loro pericolosità.

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