Il futuro della Sevel nelle mani di Marchionne

I riflettori dei media sono già tutti puntati sulla Val di Sangro. Lì, domani mattina, arriverà l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che parlerà ai 6000 operai dello stabilimento nel quale si produce il Ducato. Illustrerà le strategie future del gruppo torinese  per il settore veicoli commerciali, che non riguardano solo lo stabilimento abruzzese, ma l’intera Italia. 

Cresce l’attesa e con essa la speranza di lavoro. La Sevel è una realtà fin troppo importante, non è come le altre fabbriche della Fiat. E’ la seconda d’Italia e la più grande d’Europa con 6.200 occupati (quota che supera i diecimila lavoratori considerando le fabbriche dell’indotto) e nei suoi stabilimenti si produce oltre il 50 per cento delle auto e degli autoveicoli commerciali del Paese. E’ sorta in Val di Sangro nel 1978 come joint-venture fra la Fiat Group Automobiles (la divisione automobilistica del Gruppo Fiat, che al tempo della fondazione della Sevel era denominata Fiat Auto Spa) ed il Gruppo PSA che attualmente dispone di due impianti produttivi: uno in Italia denominato “Sevel-Sud” ed uno a Valenciennes in Francia “Sevel-Nord”. In passato la Sevel Sud possedeva anche uno stabilimento a Pomigliano d’Arco che produceva il Fiat Ducato ma dopo la chiusura avvenuta nel giugno del 1994 le linee produttive sono state trasferite nello stabilimento di Val di Sangro.

Una joint-venture che rende appunto diversa la Sevel, accordo che nel 2015 scadrà e che porterà a dei cambiamenti, che dovranno reggere la concorrenza di gruppi altrettanto importanti, come Ford, che ha uno dei suoi stabilimenti in Turchia per soddisfare il mercato europeo. Di quali progetti si tratterà, lo spiegherà appunto Marchionne. Al quale oggi è stata inviata una lettera della Rsa Fiom della Sevel, Fiom Chieti e Fiom Abruzzo. Il sindacato, che non ha sottoscritto l’accordo con Fiat come hanno fatto le altre sigle, non sarà presente all’incontro in Sevel “nonostante siate obbligati dalla sentenza del Tribunale di Lanciano e dal pronunciamento della Corte Costituzionale a riconoscere il nostro diritto di rappresentanza”. Di qui l’esigenza di far conoscere il proprio pensiero a Marchionne.   “Bisogna da subito programmare un congruo investimento che nel giro dei tempi tecnici di progettazione e industrializzazione metta in campo il nuovo Ducato. Scriviamo questa lettera – dice il sindacato – per dire le cose che vi avremmo voluto dire se non ci aveste escluso e discriminati rispetto alle altre rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori. Dalla sua visita nel nostro stabilimento – dice la Fiom all’amministratore delegato -, nostro perché noi tale lo riteniamo per tutto quello che abbiamo fatto: per il suo insediamento, la sua vita e soprattutto per le sua costante crescita produttiva e occupazionale, ci aspettiamo – afferma la Fiom – risposte concrete alle tante domande sul futuro produttivo e  ccupazionale, a partire dalle alleanze per il nuovo veicolo che dovrà sostituire X 250. Sul territorio e tra le istituzioni circolano diverse versioni su quanto verrà a dire. Se verrà annunciato il restyling dell’attuale veicolo, questa è una notizia positiva, i lavori sono già in corso. La Val di Sangro e l’intero Abruzzo si aspettano e meritano di più. Questa fabbrica, per garantire il futuro occupazionale anche a quei circa 1000 giovani che non sono stati riconfermati e la sua missione all’interno del gruppo Fiat per produrre un veicolo commerciale appetibile sul mercato, in grado di saturare gli impianti, ex progetto 300.000, ha bisogno di una conferma di un’alleanza o di una nuova, con partner di livello internazionale che abbia già sbocchi sui vari mercati mondiali. Così com’é stato per gli oltre 30 anni di vita di Sevel, la Fiom – si legge sempre nella lettera – sarà pronta a questa nuova sfida, ma la direzione aziendale deve riconoscere i diritti democratici e le libertà dei lavoratori. Bisogna assumersi le reciproche responsabilità necessarie a mantenere e far crescere le ottime performance di produttività investendo anche per il miglioramento delle postazioni di lavoro nel pieno rispetto della salute e della sicurezza. Non si può dimenticare – conclude la Fiom – che con l’introduzione del CCSL vi è stato una riduzione dei diritti sindacali, economici e normativi da recuperare al più presto con la contrattazione vera, quella che ora non esiste più”. 

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