La Fiat scommette ancora sull’Abruzzo

La speranza passa alle 11:45 nel bel mezzo di due file di dipendenti che hanno fisso lo sguardo su Sergio Marchionne. Il futuro dello stabilimento nel quale lavorano è racchiuso in quel che l’amministratore delegato di Fiat pronuncerà di lì a poco a quanti sono nello stabilimento sangrino e a quelli che lo seguiranno in diretta steaming. Non a caso il luogo scelto per illustrare il nuovo piano di sviluppo è in prossimità del reparto lastratura, da dove prendono forma e colori i furgoni che dovranno proporsi sui mercati europei e americani.

La speranza è sentir pronunciare che qui, in quella che negli anni ’70 era definita la ‘valle della morte’, l’occupazione resti, anzi, aumenti. Non sarebbe solo importante per Fiat, ma per l’Abruzzo che, in termini di lavoro, sta pagando molto la crisi. La Val di Sangro rappresenta la voce fondamentale del prodotto interno regionale e non ci si può permettere di veder perdere nemmeno di un centimetro il traguardo raggiunto in oltre 30 di presenza Fiat. Trent’anni nei quali sono stati prodotti 4,5 milioni di veicoli commerciali – ricorda nel suo intervento il direttore dello stabilimento Carlo Materazzo. Sarebbero potuti essere molti di più se non ci fosse stata la crisi del settore del 2009.

Ma la voglia di andare avanti c’è e la speranza lascia il posto alla certezza quando Marchionne inizia a parlare. L’Ad parte subito parlando d’investimenti, che sono anche una dimostrazione di fiducia per la Sevel e per le capacità dei suoi 6200 dipendenti. “Sono pronti circa 700 milioni di euro nell’arco di cinque anni, permetterà all’impianto di Sevel, organizzato secondo i principi del World Class Manufacturing, di confermarsi sempre di più uno stabilimento automobilistico all’avanguardia nel mondo – dice Marchionne -. Già si è iniziato con interventi proprio sul reparto lastratura, dove si sono inseriti 45 dei 60 robot previsti che ci permetteranno il rinnovo di 25 sistemi di spruzzatura in verniciatura, un nuovo impianto di assemblaggio e la riorganizzazione logistica e predisporranno lo stabilimento per la produzione di una più ampia gamma di prodotti al fine di soddisfare le diverse e molteplici esigenze dei clienti e del mercato”.

Già il mercato. “La Fiat di qualche anno fa non esiste più. Prima era limitata all’Italia e all’Europa. Oggi guarda con sempre maggior convinzione alle Americhe – precisa Marchionne -. Da un orizzonte limitato siamo passati a una presenza in tutto il mondo; fatturato triplicato e dipendenti raddoppiati. Questa la crescita della Fiat in 9 anni. Nel 2004, il nostro fatturato era di 27 miliardi di euro, oggi è arrivato a 84 miliardi. Da 100mila dipendenti siamo passati a 215mila. In meno di un decennio i lavatori Fiat in Europa sono cresciuti di 15mila unita. Dal 2004 al 2012 il gruppo ha investito in Italia 23,5 miliardi di euro per produzione e attività di ricerca e sviluppo”.

Insomma, si torna a scommettere sull’Abruzzo “regione (che è anche quella dell’Ad di Fiat-Chrysler, ndr) fatta di gente caparbia e tenace, abituata ad affrontare le avversità e rimettersi in piedi senza attendere aiuti”.

Poi Marchionne si rivolge alla Fiom, che ieri, proprio in vista del suo arrivo in Sevel, gli aveva scritto una lettera e chiesto un incontro: “Che ci sarà – annuncia l’ad -. Siamo disposti a vederli, tenendo ben precisi che ci siamo accordi già sottoscritti. C’è bisogno di una pace sindacale per far ripartire lo sviluppo in Italia di certo però la pronuncia della Corte costituzionale, arrivata la scorsa settimana, aggiunge elementi di incertezza. La Consulta ha ribaltato l’indirizzo che aveva espresso in numerose altre occasioni, sullo stesso tema, durante gli ultimi 17 anni nei quali è in vigore la presente forma dell’articolo 19 dello statuto dei lavoratori. La Fiat non fa e non ha fatto altro che applicare la legge, in modo rigoroso. La Fiom è stata esclusa dalla possibilità di nominare rappresentanti sindacali in base a quella legge. Una legge che dice chiaramente che i rappresentanti sindacali possono essere nominati solo dalle organizzazioni firmatarie del contratto e da quelle organizzazioni che ne accettano le condizioni. Per altro, si tratta di un principio giuridico che viene riconosciuto in tutti i paesi civili del mondo; puoi beneficiare di un contratto se ti assumi le responsabilità presenti in quel contratto. Per noi – aggiunge Marchionne – un paese non può vivere di soli diritti: dobbiamo tornare a un sano senso del dovere, per avere bisogna dare. Questo è un paese dove ogni certezza viene messa in dubbio, caso unico al mondo ed è un deterrente per chi vuol venire investire in Italia. Prima di avviare qualunque altra iniziativa in Italia abbiamo bisogno di un quadro normativo chiaro”.

La Sevel quindi punta dritta a lavorare per il futuro, ma c’è all’orizzonte l’incognita dell’alleanza PSA. Nel 2015 la joint venture paritetica tra Fiat Group Automobiles e Psa-Peugeot Citroen, grazie alla quale il 28 novembre 1981 fu avviata la produzione del Ducato, del Peugeot Boxer e del Citroen Jumper, scadrà. “Mi auguro che prosegua perché conviene a noi e a loro: abbiamo lanciato un grandissimo progetto più di 30 anni fa e abbiamo un grandissimo futuro, c’é l’interesse ad andare avanti nell’alleanza con Psa”. 

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