SANITOPOLI/ Le reazioni alla sentenza

Ottaviano Del Turco si dice esterefatto per la sentenza di primo grado pronunciata oggi dal Tribunale di Pescara. Non lo nasconde anche se aveva intuito che sarebbe andata a finire così. Un presentimento avvertito quando la pubblica accusa, una settimana fa, aveva richiesto per lui 12 anni di reclusione. Non era presenta in aula: l’ex governatore ha aspettato il verdetto nella sua casa di Collelongo. “Pm e giudici – ha detto incontrando i giornlisti nel suo paese natale – fanno lo stesso percorso e quindi sono abituati a ragionare con la stessa logica inquisitoria”. E poi aggiunge: “Nel nostro Paese c’è bisogno di riformare la giustizia”. 

Accusato insieme all’ex capogruppo Pd alla Regione, Camillo Cesarone, e a Lamberto Quarta, ex segretario generale dell’ufficio di presidenza della Regione, di aver intascato tangenti per 5 milioni e 800 mila euro e per questa vicenda fu arrestato il 14 luglio 2008. L’ex governatore fu rinchiuso nel carcere di Sulmona e vi rimase 28 giorni. Altri due mesi, Del Turco li trascorse agli arresti domiciliari, a Collelongo. Le accuse che lo portarono in carcere lo misero nella condizione di doversi dimettersi dalla carica di Presidente della Regione e ad autosospendersi dal Partito Democratico, di cui fu uno dei fondatori.

Uno dei suoi difensori, l’avvocato Giandomenico Caiazza annuncia ricorso in appello e tiene a precisare: “Diciamo che è una sentenza che condanna un protagonista morale della vita politica istituzionale sindacale del nostro paese accusato di aver incassato sei milioni e 250 mila euro a titolo di corruzione dei quali non si è visto un solo euro. Quindi penso che sia un precedente assoluto nella storia giudiziaria perchè si possono non trovare i soldi ma si trovano le tracce dei soldi. Stiamo parlando di sei milioni 250 dei quali un solo euro non è stato rintracciato. Per il resto abbiamo parlato nove ore per spiegare non che non ci fossero le prove ma che ci fossero ampie, piene e ricchissime prove delle calunnia che un galantuomo come Ottaviano Del Turco ha dovuto subire. Si vede che è scritto che questo calvario deve seguire cosa che noi faremo impugnando questa sentenza. Abbiamo ascoltato la sentenza – ha concluso senza voler esprimere giudizi – e la rispettiamo esterrefatti ma ne prendiamo atto”. 

Chi va su tutte le furie è Sabatino Aracu. L’ex parlamentare del PdL, condannato a 4 anni di reclusione, esce dall’aula dopo la lettura della sentenza e si ritrova a poca distanza dall’ex procuratore capo della Procura di Pescara, Nicola Trifuoggi, che risponde alle domande dei giornalisti. “E’ lui l’artefice di questa incredibile condanna”. Sta per andare oltre, ma lo bloccano. Quando si calma, si fa per dire, aggiunge: “La Procura ha fatto teorema come al solito… non mi fate esprimere oltre, è un’ingiustizia”.

Ricorrerà in appello anche l’ex assessore regionale alla sanità Bernardo Mazzocca, condannato a due anni. L’accusa aveva chiesto che gli fossero inflitti 6 anni e l’interdizione legale e dai pubblici uffici. L’appello è stato preannunciato dal suo difensore, Ugo Di Silvestre. “Aspettiamo di leggere le motivazioni per capire perché il tribunale ha ritenuto Mazzocca responsabile. Il mio assistito è totalmente estraneo ai reati che gli vengono contestati. In ogni caso – ha evidenziato Di Silvestre – è stato assolto dai reati più gravi ed è stata ridimensionata la sua posizione relativamente all’associazione per delinquere in quanto è stato considerato mero partecipe e non promotore”. 

Per l’avvocato Marco Femminella, difensore dell’ex capogruppo del Pd alla Regione Camillo Cesarone (per lui erano stati richiesti 10 anni di reclusione e interdizione legale e dai pubblici uffici), “questa sentenza nega la storia. Angelini è stato ritenuto credibile come corruttore”. 

Cesarone è stato condannato a 9 anni per associazione per delinquere riguardante la seconda cartolarizzazione, corruzione, concussione e tentata concussione.

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