Licenziamenti alla OBI di Chieti, i sindacati critici per i metodi

La  scelta della OBI BBC che si occupa della rivendita di tutto quanto possa essere utile al giardinaggio e all’hobbistica è fortemente discutibile sul piano del metodo e del merito, solleva una responsabilità sociale che un colosso Nazionale non può derubricare a semplice contabilità   dei licenziamenti, esistono le storie dei lavoratori e lavoratrici che hanno da anni contribuito ai profitti Aziendali con professionalità e dedizione.

E’ quanto affermano in un documento congiunto, Sergio Aliprandi  della Filcams Cgil, Davide Frigelli della Fisascat Cisl e Bruno DiFederico della Uiltucs Uil. La OBI BCC di Chieti, dopo gli intenti di licenziamento individuali per ragioni economiche a danno di 4 dipendenti su 60 , in seguito all’incontro in Commissione Territoriale del Lavoro di Chieti del 30/07/2013 nel rispetto Legge Fornero e allo sciopero indetto dalle sigle sindacali , ampliamente partecipato dai dipendenti , l’Azienda non fa un passo indietro sulle scelte fatte. I sindacati stigmatizzano tali scelte Aziendali  in quanto le strade per evitare un acerrimo conflitto ve ne erano ed alcune sono ancora percorribili pur di salvaguardare tutti i posti di lavoro nonché il  mantenimento del reddito utili alla sopravvivenza delle famiglie, che in questo territorio vengono decimate sempre più da scelte scellerate e senza confronto sindacale. 

“La realtà territoriale chietina sul commercio è davvero pericolosa, basti pensare che  da gennaio a giugno 2013 sono state calcolate (fonte INPS) circa 2 milioni di ore di casse integrazioni solo nell’ambito del commercio e che grandi marchi come OBI , senza escludere altre Aziende, vede sempre più l’imperio del taglio di teste in modo discriminato senza che si possa mettere in campo l’utilizzazione di ammortizzatori sociali previsti proprio in questi casi. Un modello di business – affermano gi esponenti delle tre sigle sindacali – basato sui licenziamenti è un modello perdente, di basso livello, di scarsa portata. Ci saremmo aspettati di più da chi dirige un gruppo così importante come OBI. Questo atteggiamento riporta le conquiste dei lavoratori indietro negli anni, attraverso scelte unilaterali, non condivise e che nei fatti portano i lavoratori colpiti da questi processi  riorganizzativi a richiudersi a riccio, preoccupati della perdita di posti di lavoro”.

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