Soppressione tribunale: sì della Regione a referendum. In Senato presentato ordine del giorno per rivedere il Decreto

L’Assemblea regionale ha richiesto il referendum per l’abrogazione della norma che fissa la soppressione dei tribunali minori di Lanciano, Vasto, Sulmona e Avezzano. E’ quanto deciso, con voto unanime, nell’ultima seduta del Consiglio regionale. L’assise si è pronunciata favorevolmente sul provvedimento amministrativo, a firma dei Consiglieri regionali Gino Milano ed Emilio Nasuti. Il Consiglio regionale, tra l’altro, con votazione separata, ha individuato il rappresentante effettivo del procedimento referendario: il consigliere regionale Emilio Nasuti. L’articolo 75 della Costituzione prescrive, infatti, che almeno cinque Consigli regionali della Repubblica possono richiedere un referendum abrogativo.

“E’ un segnale forte che intende tutelare le istituzioni giudiziarie strategiche del territorio – ha osservato il consigliere regionale Emilio Nasuti – Voglio ribadire che non si tratta di una semplice questione di campanile, ma di una realtà inconfutabile. Accorpare Lanciano a Chieti, ad esempio, avrebbe infatti un costo enorme per la realizzazione di una nuova struttura nel capoluogo teatino, oltre a provocare disagi inevitabili per l’accesso alla giustizia. Lanciano – aggiunge ancora Nasuti – è sede di una delle tre Corti d’Assise abruzzesi (le altre due sono a Chieti e L’Aquila) e sarebbe anacronistico perdere questa istituzione giudiziaria così importante, senza poi dimenticare che oggi il tribunale frentano ha competenza sul distretto industriale della Val di Sangro, considerato il fulcro nevralgico del tessuto produttivo italiano”.

Intanto, i senatori Buemi, Panizza, Granaiola e Fausto Guilherme Longo, in merito alla “conversione in legge del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”, hanno presentato un ordine del giorno nel quale  – si legge – impegna il Governo “a valutare la possibilità di rivedere e risolvere le numerose criticità evidenziate in premessa prima che la riforma di cui al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, attuativo della delega contenuta nell’articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148, di conversione del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, concernente la riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie, produca appieno i propri effetti”. 

Nel documento, viene espressamente sottolineato come, il Senato, “in sede di esame del disegno di legge di conversione con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2013 n. 69, disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, premesso che la razionalizzazione della cosiddetta “geografia giudiziaria” costituisce in realtà una questione dibattuta ormai da moltissimi anni – il modello fino ad oggi in vigore appare superato e irrazionale per molte ragioni -, considerato che l’attuale ripartizione delle circoscrizioni giudiziarie, in gran parte mutuata dagli ordinamenti preunitari, appare in primo luogo non del tutto omogenea tra le diverse parti del Paese in ragione dei criteri organizzativo-amministrativi adottati dai differenti governi prima dell’unificazione del Paese, e non tiene poi conto, da un lato, del fatto che il radicale mutamento dei mezzi di trasporto e di comunicazione avvenuto negli ultimi 150 anni ha di fatto radicalmente cambiato il significato stesso delle nozioni di centro e di periferia e, dall’altro, delle notevoli modificazioni intervenute nella distribuzione della popolazione sul territorio a causa dei fenomeni dell’inurbamento e della migrazione interna; negli ultimi anni l’irrazionalità dell’attuale modello si è manifestata in modo crescente e l’occasione di procedere finalmente ad una organica razionalizzazione della geografia giudiziaria è stata offerta dalla legge n. 148 del 2011. Nel merito, tuttavia, la riforma si presta, nelle modalità con le quali è stata attuata, a diverse criticità. In primo luogo – si afferma nell’ordine del giorno – vi è una completa pretermissione nel criterio di delega concernente la salvaguardia delle sedi giudiziarie situate in territori con elevata criminalità organizzata, sia con riferimento ai tribunali che alle sezioni distaccate. Analogamente disattesi sono stati i criteri che imponevano al legislatore delegato di tenere conto nella ridefinizione della geografia giudiziaria delle esigenze logistiche e morfologiche dei territori; vi è da considerare, inoltre, il mancato rispetto del criterio di delega che imponeva la previa rideterminazione delle piante organiche, la problematicità della revisione della geografia degli uffici giudiziari del giudice di pace e la facoltà riconosciuta ai comuni di garantire la sopravvivenza anche delle sedi sopprimende; tenuto conto che: lo stesso Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori, ieri, 5 agosto, ha inoltrato al Ministro della Giustizia un’articolata nota nella quale ha evidenziato alcune tra le tantissime criticità che la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, come disposta dalla Legge 148 e dal Decreto legislativo delegato 155, sta generando già da mesi avviando al collasso il già agonizzante sistema giurisdizionale del Paese; le osservazioni attengono sia ai risvolti economici degli accorpamenti sia alla efficienza degli Uffici. E’ stato affrontato anche il tema del destino che attende le strutture edilizie giudiziarie di numerosi sedi in corso di soppressione, strutture ancora nuovissime ed efficienti, costate ai contribuenti milioni e milioni;  la nota ha osservato che i costi delle notificazioni e delle esecuzioni aumenteranno, numeri alla mano, fino a 11 volte e questo non solo per Cittadini, Enti e Imprese ma anche per lo Stato sul quale, come noto, gravano le spese in questione, ex plurimis , nelle controversie di lavoro, nelle cause di divorzio, in quelle penali , nei procedimenti nei quali il patrocinio è assicurato e pagato dallo Stato; la nota segnala, poi, al Ministro che la manovra e stata giudicata in termini estremamente negativi dall’ I. R. Si. G. Istituto di Ricerca sui Sistemi Giudiziari, articolazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e che il recente rapporto dell’ O. E. C. D. Organisation for Economic Co – operation and Development, meglio conosciuta come O. C. S. E. , affrontando 1’esame della Giustizia civile, non ha nemmeno considerato  l’argomento delle dimensioni e del numero degli Uffici giudiziari, con questo ritenendolo del tutto ininfluente; non è mancato, inoltre, il richiamo alla recente decisione del Consiglio d’Europa che, se si è espresso in termini positivi in merito a ” una ” redistribuzione dei Tribunali sul territorio, nulla ha considerato in merito ” alla ” riforma in atto , pretendendo comunque che essa si avvalga del contributo di tutti i soggetti interessati, contributo che in Italia e mancato del tutto, perché non richiesto, anzi impedito; le circostanze evidenziate hanno indotto a richiedere al Ministro di ritardare almeno di un anno 1’avvio della revisione, si da permettere una ampia riflessione indispensabile a consegnare al Paese una proficua riforma”.

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