Italcementi di Scafa: i lavoratori in strada per difendere l’occupazione

Tre ore di protesta, chiuso l’accesso al cementificio, auto e mezzi pesanti sulla Tiburtina costretti a fermarsi o invertire la marcia. Una manifestazione per richiamare l’attenzione sui rischi occupazionali riguarda 75 i lavoratori (età media che staziona sui 50 anni), ma anche 

Scafa, la cui economia dipende dal cementificio. L’Italcementi, ha annunciato per il 31 gennaio 2014 la chiusura dello stabilimento e i contraccolpi sul territorio sarebbero deleteri. Per questo i lavoratori si sono ritrovati davanti ai cancelli della fabbrica e si sono spostati in strada, nei pressi del parcheggio, per dire no alla politica che sta portando avanti l’azienda, confermata ieri nel corso di un incontro che si e’ svolto nella sede di Confindustria, a Pescara. 

“Noi chiediamo – dice Gianni Panza della Uil, presente stamani alla manifestazione con i lavoratori – che la Italcementi mantenga in essere il piano di ristrutturazione e riorganizzazione che prevedeva la cassa integrazione fino al gennaio 2015 per il 50% degli addetti (che sono 64), senza tornare indietro. Nel frattempo, l’azienda può anche elaborare e presentare un progetto per mettere a disposizione di altri soggetti imprenditoriali il sito, per favorirne la riconversione. Non accettiamo cioé l’ipotesi di chiusura e chiediamo garanzie per i lavoratori nel caso in cui, dal 2015, si dovesse puntare alla riconversione”. Panza ha annunciato per giovedi’ mattina un’altra manifestazione di protesta.

Proteste a Scafa e iniziative a Pescara in difesa dell’occupazione. Il presidente della Provincia,  Guerino Testa e il vice presidente della Regione Abruzzo, Alfredo Castiglione, hanno chiesto un incontro urgente al ministro Gaetano Quagliariello e al sottosegretario Giovanni Legnini.

In una lettera trasmessa stamattina ai diretti interessati si sottolinea come “con estrema preoccupazione il grido di allarme partito dai sindacati, dal sindaco di Scafa, dai sindaci del bacino minerario e dai lavoratori della Italcementi”, a seguito dell’improvviso annuncio di chiusura dello stabilimento che “insiste su questo territorio da 150 anni e vede impegnate circa 120 unità, direttamente e attraverso l’indotto”. Ricordando che “è stato sottoscritto il 14 gennaio scorso, al Ministero del lavoro, un accordo sulla Cassa integrazione per ristrutturazione”, il presidente della Provincia e il vice presidente della Regione mettono in evidenza che “l’azienda è intenzionata a chiudere i battenti mostrando totale chiusura rispetto alle richieste arrivate dal territorio e nonostante la totale disponibilità al dialogo mostrata dalle istituzioni nei confronti di questa importante realtà produttiva”. 

“Riteniamo – prosegue la lettera – che il Governo debba intervenire quanto prima su questa vertenza e pertanto sollecitiamo un incontro urgente, già nelle prossime ore, da convocare anche con i rappresentanti dei lavoratori (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil) e con i rappresentanti del territorio, oltre che con Regione Abruzzo e Provincia di Pescara”. L’incontro, per Testa e Castiglione, dovrebbe svolgersi assolutamente prima del 10 settembre, quando si terrà un vertice al Mise finalizzato a modificare la causale della Cassa integrazione, passando da “ristrutturazione aziendale” a “cessazione dell’attività”. 

“E’ impensabile – conclude il documento – accettare una ipotesi del genere, tanto più che la Italcementi è sempre stata considerata una realtà solida” e in queste ore, poi, la vertenza sta producendo riflessi anche sul fronte dell’ordine pubblico (con l’occupazione della Tiburtina da parte delle maestranze).

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