Radicali nelle carceri abruzzesi per raccogliere firme per la giustizia e diritti civili. E a Sulmona c’è un nuovo caso di tubercolosi

Sabato prossimo, 7 settembre, a partire dalle 8,30, una delegazione dei radicali abruzzesi, composta da Pina De Gregorio, Alessio Di Carlo, Roberto Di Masci e dal consigliere regionale Pdl Riccardo Chiavaroli, iscritto con doppia tessera al Partito Radicale Transnazionale si recherà presso il carcere teatino di Madonna del Freddo, accompagnata dal consigliere comunale autenticatore Raffaele Di Felice, per raccogliere le firme dei detenuti sulle dodici proposte referendarie promosse in materia di giustizia e diritti civili.

Lo afferma in una nota lo stesso partito abruzzese. Inoltre, nel fine settimana sarà  possibile firmare i referendum radicali e la proposta di abrogazione parziale della legge Merlin a Montesilvano, Piazza Diaz (sabato 7 dalle 9 alle 13) e in Viale Europa, angolo Via Aldo Moro (sia sabato 7 che domenica 8, dalle 9 alle 13 e dalle 16,30 alle 20,30). Importante appuntamento infine quello previsto a Sulmona, in occasione della notte bianca in programma per sabato. I radicali provvederanno alla raccolta delle firme in collaborazione con gli esponenti locali del Pdl, guidati dalla Senatrice Paola Pelino e con Liana Moca, responsabile provinciale dell’UAAR (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) de L’Aquila. 

E proprio nella struttura carceraria ovidiana la situazione sanitaria sta diventando preoccupante. Dopo il caso di legionellosi dei giorni scorsi e che fortunatamente ha visto la sua completa risoluzione, nel giro di poco tempo si è registrato il secondo caso di tubercolosi. 

Nel denunciare il fatto la Uil penitenziari, con il vice segretario regionale Mauro Nardella, e l’Ugl, con il segretario regionale Andreano Picini, muovo comunque “un sentito apprezzamento per quanto questa volta fatto dalla direzione del carcere circa la profilassi adottata. Per evitare qualsiasi tipo di contagio – affermano i sindacati – si è provveduto anche a sottoporre a screening le persone che in un modo o nell’altro sono venute a contatto con il detenuto affetto dalla patologia. Il tutto in attesa di ricevere indicazioni dall’autorità sanitaria circa il caso di estendere i controlli anche nei confronti delle unità che hanno partecipato e che tuttora partecipano al piantonamento dello stesso presso l’ospedale dove risulta ricoverato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *