Sanità: impiantato a Chieti dispositivo di neurostimolazione midollare. Liste d’attesa alla Asl2: Pupillo scrive al Prefetto

E’ stato impiantato, al policlinico “SS. Annunziata” di Chieti, il primo dispositivo di neurostimolazione midollare indicato per il trattamento del dolore cronico compatibile con la Risonanza Magnetica. Si tratta del primo impianto effettuato in Abruzzo e del primo neurostimolatore ad aver ricevuto, all’inizio di quest’anno, il marchio di Conformità Europea in specifiche condizioni d’uso. “La disponibilità di questo nuovo dispositivo – spiega Amedeo Costantini, direttore dell’Unità Operativa di Terapia del Dolore del SS. Annunziata – rappresenta un grande vantaggio nel trattamento di alcune tipologie di pazienti con dolore cronico, che ora potranno accedere senza alcun problema a tale trattamento”. 

Il dolore è una vera e propria condizione patologica che causa disabilità severa, limitazione delle abilità funzionali, lavorative e sociali. Si stima che il dolore neuropatico affligga una percentuale della popolazione compresa tra lo 0.9% e l’8%. Per questo assume particolare importanza la neuro stimolazione, che rappresenta un pilastro nella gestione del dolore cronico di natura neuropatica e non solo di origine vertebrale. Fino ad oggi, però, i pazienti portatori di neuro stimolatore midollare non potevano sottoporsi alla Risonanza Magnetica perché, durante l’esecuzione dell’esame, la funzionalità dell’impianto poteva essere compromessa per effetto delle onde elettromagnetiche coinvolte. Oggi la neurostimolazione midollare viene raccomandata nei pazienti con dolore cronico neuropatico da danno dei nervi periferici, da neuropatia diabetica, da insuccesso della chirurgia vertebrale, da nevralgia posterpetica, da lesioni parziali del midollo spinale, da sindrome dolorosa dell’arto fantasma, da lesioni del plesso brachiale, da dolore ischemico degli arti e da angina pectoris grave e da dolore delle sindromi regionali complesse. 

“Siamo quindi fieri – conclude Costantini – di essere stati tra i primi in Italia a impiantare questo innovativo dispositivo che permette un netto miglioramento della qualità di vita dei nostri pazienti, e conferma il primato del SS. Annunziata nel trattamento e gestione del dolore cronico”.

Intanto, il sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, ha inviato una lettera al Prefetto di Chieti nella quale dopo aver raccolto le lamentele e le necessità “che mi sono state esposte da una signora, dimessa dall’Ospedale di Bologna, con diagnosi di sospetta tetraparesi spastica e abbisognevole con urgenza di terapia riabilitativa, non ha potuto usufruire delle cure del caso presso il Centro SAN.STEF.A.R. di Lanciano”. 

Il motivo va ricercato nel fatto che “il personale della struttura, con la massima cortesia, ma rammaricato, ha dichiarato che la disponibilità delle ore di attività era saturata e pertanto la richiesta doveva essere inserita in una lista di attesa di 300 utenti di cui 100 bambini – spiega nella missiva Pupillo che specifica come una volta esaminato il caso dalla Unità di Valutazione ultidimensionale (UVM) nel Distretto Sanitario di Lanciano, è stata rilasciata autorizzazione al ciclo di terapia riabilitativa e la paziente si è recata trovando l’amara sorpresa di non poter usufruire delle cure -. In sintesi: il taglio effettuato dalla ASL ha ridotto le ore disponibili di attività e quindi le liste di attesa diventano pletoriche e l’attesa si protrae per mesi. Inoltre la Regione ha effettuato un taglio del 10% ai fondi destinati alla riabilitazione. In relazione a questa segnalazione, che assume particolare aspetto emotivo ma che comunque si replica ed investe tutti i 300 pazienti coinvolti, ho chiesto al Prefetto di intervenire sui vertici aziendali della ASL Lanciano-Vasto-Chieti, per porre riparo a questa grave carenza di servizi che mette in pericolo la salute dei pazienti e dei nostri cittadini. L’allarme era stato già lanciato in merito alla vicenda ADI (assistenza domiciliare integrata), che questa amministrazione comunale ha segnalato alla Azienda, insieme a cittadini e Associazioni di pazienti. In quell’occasione si era sospesa, repentinamente, l’assistenza domiciliare ad oltre 700 pazienti che poi, spesso non hanno trovato la possibilità di usufruire di terapie alternative presso il SAN.STEF.A.R. o altre strutture convenzionate per le lunghe liste di attesa. In effetti i pazienti hanno subito interruzione di cure, penalizzazioni e disagi economici (per chi, o poteva pagarsi le cure o semplicemente far fronte ai costosi trasferimenti in altre città). In relazione a quanto accaduto e non avendo avuto risposte esaustive dall’Azienda ASL, nelle more di un mio accesso agli atti sulle procedure seguite nella vicenda ADI, mi sono rivolto al Prefetto per chiedere un  intervento capace di far luce e contribuire a risolvere i gravi disservizi che penalizzano una popolazione fragile e spesso con risorse economiche limitate. In sintesi la ASL non risponde  alla mia richiesta di accesso agli atti, alla richiesta di costituire una commissione di controllo sull’operato della dr.ssa Borgia in merito all’ADI, richiesta inoltrata strategicamente dalla ASL  all’Agenzia regionale Sanitaria, alla richiesta di cambiamento dei vertici del DSB con nomina di responsabile mettendo fine all’incarico della dr.ssa Borgia. Si rimane ancora in attesa della nomina del primario del reparto di Medicina dell’ospedale Renzetti. I Ritardi e le omissioni  rivelano la debolezza ed incompetenza della gestione aziendale”.

 La signora ha presentato esposto alla Procura di Lanciano.

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