Ombrina Mare è anche un affare acido

“Nel corso degli anni, Sergio Morandi, l’amministratore delegato della Medoilgas Italia ha ripetutamente assicurato a tutti noi abruzzesi che la trivellazione di Ombrina Mare sarebbe stata realizzata nel massimo rispetto dell’ambiente. Dai documenti interni del 2008 invece emerge che già in fase di prove di produzione, eseguite nel 2008, il petrolio di Ombrina fu estratto usando aggressive tecniche di acidificazione, in cui composti di HCl e di HF ad alta concentrazione sono usati per dissolvere la roccia e aumentare il flusso di idrocarburi. Rivolgendosi ai suo investitori infatti, la Medoilgas annunciava nel 2008 che i test su Ombrina svoltisi nel maggio-giugno 2008 furono eseguiti con tecnica di acidificazione: The Ombrina Mare-2 well tested up to 1.0 mb/d of heavy 17° API oil during an acidized production test in May/June this year and the company believes a production of 1.2 mb/d is achievable from this well.”

E’ quanto rivela Maria Rita D’Orsogna, ricercatrice presso CSUN Math Department di Los Angeles. “La conferma giunge da altri comunicati agli investitori dove si annuncia che il pozzo e’ stato acidificato prima di eseguire test finali. L’acidificazione ha permesso di quasi raddoppiare il tasso di produttività – scrive ancora la D’Orsogna -. “The initial production rate of 37 scm/d (237 stb/d) was subsequently increased to 67 scm/d (428 stb/d) during an extended test, after acidizing the well”. Nello stesso documento, la Medoilgas annuncia ai propri investitori il possibile uso di tecniche di stimolazione artificiale per aumentare il flusso di idrocarburi anche in fase produttiva. Fra queste tecniche, la fratturazione e l’acidificazione: “The Company intends to investigate a range of possible development options for the field. These include possible gas lift, extended horizontal wells, as used in the Rombo Mare Field,electric submersible pumps (ESPs) as well as stimulation options such as fracturing and acidizing to increase flow.” Tutto questo accadeva nel più totale silenzio nel 2008, cinque anni fa. Nessuno ha saputo, nessuno si è posto domande e la ditta di Sergio Morandi non ha sentito la necessità di spiegare – realmente – cosa accadeva allora e cosa sarebbe accaduto in futuro al nostro Adriatico. Questa vicenda mostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che non c’é da fidarsi ne della Medoligas ne dei petrolieri in generale, e che, come sempre, gli investitori stranieri sanno cosa accade nel nostro suolo e nel nostro sottosuolo molto più di noi italiani. La domanda resta: nonostante tutte le belle parole di Sergio Morandi sulla sostenibilità di Ombrina, se le trivelle lungo la costa teatina dovessero diventare realtà cosa altro faranno di cui il cittadino medio non saprà nulla?”

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