Il giorno di Salvatore Parolisi

Lo ha annunciato già in altre occasioni, rimanendo poi zitto. Domani, invece, davanti alla Corte d’assise d’Apello de L’Aquila, Salvatore Parolisi  dovrebbe parlare, raccontare e difendersi dall’accusa di aver ucciso la moglie, Melania Rea. Condizionale d’obbligo visti i precedenti anche se i suoi difensori, a poche ore dell’avvio della seconda udienza, a porte chiuse,  hanno ribadito che il loro assistito ora è pronto. 

L’ex caporalmaggiore parlerà quando i suoi avvocati avranno ultimato  i loro interventi. Poi, il presidente della Corte d’Assise d’Appello, Luigi Catelli, gli darà la parola. un intervento atteso dal quale, ovviamente si spera arrivino elementi utili a capire cosa sia successo il 18 aprile del 2011 nel boschetto di Ripa di Civitella. Un omicidio per il quale Parolisi è stato condannato, in primo grado, all’ergastolo. Pena la cui conferma è stata richiesta ieri dal procuratore generale Romolo Como. Nella sua requisitoria Como, pur indicando in Parolisi l’autore del delitto e quindi la conferma della pena massima e delle aggravanti (crudeltà, minorata difesa e vilipendio del cadavere) aveva smontato le motivazioni della sentenza di primo grado pronunciata il 26 ottobre scorso dal giudice per le udienze preliminari di Teramo, Marina Tommolini, con rito abbreviato condizionato. Il procuratore   generale, nel suo intervento, ha sostenuto che “va corretta l’impostazione delle motivazioni e la parte del movente”, definendo le motivazioni “imprecise e male impostate, ma non è che l’eventuale difetto di motivazione comporta qualche cosa nella sentenza. La corte può dare una diversa motivazione per arrivare allo stesso risultato”. Per Como, l’ex caporalmaggiore del 235esimo Reggimento Piceno, si sarebbe scagliato contro la moglie perché stritolato dalla storia con la sua amante e il rapporto, divenuto difficile, con Melania. 

Tesi sostenute dall’avvocato dei Rea, Mauro Gionni, che rappresenta la parte civile, convinto della colpevolezza di Salvatore. Un Parolisi che non ha dato nessuna prova di pentimento, prova ne è i soldi spariti dal conto personale dell’ex caporalmaggiore, aspetto per il quale Gionni ha chiesto che non vengano concesse attenuanti. 

Tra poche ore, dunque, toccherà ai difensori Walter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato tentare di ribaltare la sentenza di primo grado e riuscire a convincere la Corte che non fu il loro assistito a togliere la vita alla giovane mamma di Somma Vesuviana. 

Poi sarà la volta di Salvatore. Pronti ad ascoltarlo i Rea, che da due anni attendono di conoscere perché Melania fu uccisa con 35 coltellate.

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