Sfruttamento della prostituzione: sette arresti nel pescarese

Nel corso di una operazione congiunta tra le questure di Pescara e Chieti, circa 50 agenti stanno eseguendo in queste ore sette misure di custodia cautelare in carcere nei confronti dei componenti di una pericolosa banda criminale, formata da romeni e italiani, accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, estorsione, lesioni e minacce. 

Si tratta della fase finale di una operazione di polizia contro lo sfruttamento della prostituzione condotta dalla squadra mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, con il supporto della mobile di Chieti, sotto la direzione della Procura della Repubblica del capoluogo adriatico (pm Mirvana Di Serio, gip Maria Michela Di Fine).

Le indagini hanno riguardato il controllo e la spartizione del territorio di Pescara sud e della Pineta Dannunziana da parte degli sfruttatori delle “lucciole”. Spesso si sono verificati aggressioni e scontri violenti finalizzati al pagamento di una sorta di “tassa di occupazione”, richiesta alle prostitute non assoggettate al controllo del gruppo criminale. Le indagini sono durate più di un anno e si sono basate sia sulle dichiarazioni di alcune delle ragazze vittime degli sfruttatori, sia su numerose intercettazioni e servizi di controllo e pedinamento. 

Le 7 custodie cautelari in carcere sono state emesse nei confronti di: Viorel Verdesan, alias “Badea”, alias “Berlusconi”, alias Viorel Lungu, nato nel 1978 in Romania e domiciliato in Francavilla al Mare (Chieti); Ionel Craciun, detto Iliescu o Romeo o Robert (fratello di Viorel Verdesan), nato nel 1984 in Romania e domiciliato in Francavilla al Mare (Chieti); Alin Radu, nato nel 1981 in Romania, domiciliato in Francavilla al Mare (Chieti); Giancarlo Paolini, detto Buton o Giovanni, nato a Pescara nel 1954, ivi residente; Marius Coman, nato nel 1984 in Romania, domiciliato in Francavilla al Mare (Chieti); Lucian Kovacs, nato nel 1989 in Romania, domiciliato in Francavilla al Mare (Chieti); Elena Madalina Lungu, nata in Romania nel 1989, domiciliata in Francavilla al Mare (Chieti).

Le indagini hanno avuto inizio nell’estate del 2012 quando personale della locale squadra Mobile ha raccolto diverse denunce, sporte da alcune giovani rumene nei confronti di Viorel Verdesan, pregiudicato, additato quale responsabile di reiterate condotte di sfruttamento della prostituzione ed estorsione.

Una delle denuncianti, in particolare, ha riferito di essere stata avviata alla prostituzione a partire dal 2009 quando non aveva ancora compiuto 18 anni, e di essere stata costretta a consegnare a Verdesan circa 400 euro a sera.

Ha aggiunto anche che l’uomo l’aveva dotata di una fotocopia di un documento d’identità rumeno con false generalità e una fittizia data di nascita, per celare il suo status di minorenne.

Tutte le ragazze erano concordi nell’affermare che Verdesan aveva loro imposto una sorta di “tassa di esercizio”, pretendendo con la forza il pagamento, da ciascuna di loro, della somma di 50 euro al giorno per poter esercitare la prostituzione nel tratto di strada di cui rivendicava l’assoluto controllo.

Per un certo periodo le denuncianti si erano piegate ai voleri dell’aguzzino, corrispondendogli quanto richiesto, fino a quando avevano deciso di ribellarsi e di non sottostare più alle sue pretese.

A fronte del rifiuto opposto dalle connazionali, l’uomo le aveva più volte minacciate di morte nel caso in cui non avessero pagato per poter continuare a prostituirsi.

Il pm titolare delle indagini, sulla scorta delle prime risultanze investigative, ha richiesto l’emissione di misura cautelare in carcere per l’uomo, che veniva eseguita il 19 ottobre 2012.

Da quella prima attività info-investigativa sono emersi elementi tali da far ritenere il coinvolgimento di altre persone in un più vasto giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di cittadine rumene e, pertanto, la squadra Mobile ha avviato successivamente intercettazioni di numerose utenze telefoniche, che hanno consentito di identificare – anche attraverso riscontri acquisiti nel corso di ripetuti servizi di pedinamento – ulteriori autori e vittime dei reati connessi al meretricio praticato su strada.

Si è fatta quindi luce su un ampio fenomeno criminale di matrice rumena, in atto nella zona Sud di Pescara e all’interno della Pineta D’Annunziana per il controllo e la spartizione del territorio destinato all’esercizio della prostituzione, anche attraverso azioni violente per ottenere la “tassa di occupazione” da parte delle prostitute non assoggettate al controllo del gruppo criminale indagato.

I sette arrestati – a eccezione della Lungu – sono a vario titolo indagati per avere, in concorso fra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, favorito e sfruttato la prostituzione di numerose ragazze rumene; reati in alcuni casi aggravati dall’esser stati commessi con minacce, anche di morte. A Paolini e a Verdesan è peraltro contestato lo sfruttamento di una minore di diciotto anni.

La donna, in concorso con tutti gli altri, è indagata per aver consumato e tentato estorsioni, con minacce di morte, in danno di più prostitute rumene, tutte operanti nella zona Sud di Pescara, per costringerle a consegnare la somma di euro 50 al giorno.

Verdesan è inoltre indagato per aver cagionato lesioni (con prognosi varianti dai tre ai sette giorni) a tre prostitute rumene, colpendole con cocci di vetro, calci e pugni, durante uno dei ripetuti tentativi di estorcere il pagamento della predetta “tassa”.

La Lungu e Craciun, infine, sono anche accusati di aver minacciato, dopo che il 19 ottobre 2012 la polizia aveva arrestato Verdesan, due prostitute che avevano sporto denuncia nei confronti del protettore, per indurle a ritrattare.

Tramite il Servizio Interpol, sono in corso ricerche anche in territorio estero per rintracciare Verdesan (nel frattempo scarcerato) e Craciun che, al momento, sono latitanti.

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