Licenziamenti all’Acs di Atessa: duro scontro tra UilM e Fiom

E’ scontro tra UilM e Fiom Cgil sulla vertenza Acs. L’azienda, che produce la schiuma destinata a formare i sedili dei furgoni Ducato, ha licenziato 23 dipendenti ed ha spostato la produzione dalla Val di Sangro a Cassino, dove ha la fabbrica madre. Tutto è iniziato stamattina, all’indomani dell’incontro che si è svolto al Comune di Lanciano e al quale hanno preso parte i rappresentanti delle amministrazioni comunali di Lanciano, Atessa, Roccascalegna, Pietraferrazzana, Santa Maria Imbaro, Castel Frentano, Perano e Mozzagrogna, della Fim Cisl, UilM e Fiom e i lavoratori della ACS. Il segretario provinciale Chieti della UilM, Nicola Manzi, ha diffuso un comunicato nel quale ha chiesto che sulla vicenda si faccia chiarezza sui licenziamenti. “L’ACS ha definitivamente spostato il lavoro destinato alla Sevel da Atessa a Cassino, concludendo così il progetto scellerato di lasciare senza lavoro 23 famiglie. E’ vergognoso il modo subdolo in cui l’ACS ha pianificato e chiuso lo stabilimento, infatti sfruttando il lavoro svolto per la Isringhausen, fornitrice di Sevel, invece di investire in Val di Sangro ha utilizzato i guadagni per fare investimenti a Cassino e realizzare per la prima volta sul nostro territorio il furto del lavoro e dell’occupazione. L’ACS il 23 luglio’13  aveva formalizzato la chiusura e dal 2 settembre lasciava tutti i dipendenti a casa, senza lavoro, garantendo loro la retribuzione in attesa del licenziamento, avendo già trasferito gli stampi e la produzione a Cassino. Oggi sono tutti al capezzale dell’ACS con un ritrovato e tardivo interesse anche della politica, ma  la verità è un’altra. La brutta storia della vertenza ACS parte dal lontano 2010 – racconta Manzi – quando veniva concessa la cassa integrazione straordinaria per un anno a fronte dell’impegno assunto dalla direzione aziendale presso la Provincia di Chieti di garantire l’occupazione e il rilancio dello stabilimento.nNel 2011, mentre la Sevel aumentava il lavoro per l’indotto realizzando una produzione di circa 215.000 veicoli, l’ACS, incurante degli impegni presi e contro ogni logica industriale comunicò la chiusura dello stabilimento. Contro questa grave e insensata decisione il 27 giugno ‘11 la Uilm di Chieti dichiarò immediatamente uno sciopero generale di 8 ore su tutta la provincia chiamando a raccolta i metalmeccanici, ma mentre noi scioperavamo per non far portare via il lavoro e inchiodare l’ACS alle proprie responsabilità, la direzione aziendale si accordava con la sola Fiom Cgil per 2 anni di “Contratti di Solidarietà difensivi”. Tutto questo è avvenuto nonostante gli appelli e la protesta della Uilm di Chieti e di tutti i sindaci del territorio al tempo capeggiati dal sindaco di Atessa Nicola Cicchitti. Per 2 anni l’ACS e chi ha condiviso quel progetto scellerato hanno illuso i lavoratori, mentre utilizzavano gli ammortizzatori sociali, l’azienda continuava indisturbata a delocalizzare il lavoro e l’occupazione da Val di Sangro a Cassino.” 

Pronta la replica della Fiom a firma del segretario provinciale, Davide Labbrozzi: “Affermare che la crisi della ACS di Atessa è logica conseguenza degli accordi sottoscritti dalla Fiom è una follia: troviamo assurdo non spiegare la latitanza della Uilm in merito a questa vicenda, visto che e’ stata totalmente assente dallo scenario di lotta. La Uilm dovrebbe ricordare che lo smantellamento della ACS ebbe inizio tre anni fa quando, grazie ad una intesa raggiunta tra Uilm ed Azienda, la ACS trasferì ben diciassette stampi di produzione a Cassino – spiega Labbrozzi nel comunicato – fu proprio l’allora segretario provinciale della Uilm a convincere tutti che in cambio della rinuncia a chiudere il sito produttivo di Atessa, si poteva concedere l’assenso al trasferimento. Inoltre, la Uilm dovrebbe scendere dal suo piccolo piedistallo e smetterla di spiegare quel che di cattivo e di sbagliato gli altri fanno. Sarebbe interessante invece, illustrare la sua strategia perdente e ciò che ha prodotto in questi due mesi, periodo che ha visto i lavoratori ACS impegnati in una vera lotta di classe, altro che gli scioperetti citati nella nota – aggiunge il segretario della Fiom di Chieti -. La nostra sigla sindacale continuera’ a lavorare, cosi’ come ha fatto in questi anni, con l’obiettivo di garantire il massimo risultato possibile ai lavoratori della Acs – conclude Labbrozzi – il Tavolo costituitosi ieri offre nuove speranze a quei lavoratori che in questi mesi hanno conosciuto l’impegno della sola categoria dei Metalmeccanici della Cgil”.

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