Gestione Sasi: Di Giuseppe (Pd) riaccende lo scontro con il centro destra

Lo scontro continua a colpi di conferenze stampa. L’ultima, in ordine di tempo, stamattina, tenuta, al Caffé dei Portici, dal centro sinistra. Un incontro con i media necessario dal momento che, sulla gestione della Società per il servizio idrico integrato, c’era da rispondere, politicamente, alle accuse mosse, alcuni giorni fa dal parlamentare Fabrizio Di Stefano. La replica, affidata oggi al sindaco di Altino, Camillo Di Giuseppe, e all’assessore Tiberio, in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Vasto, si è tramutata ben presto in un atto d’accusa nei confronti dell’altra parte politica. Al centro, i bilanci della Sasi, l’estromissione dal consiglio d’amministrazione della società di Patrizio D’Ercole, ex presidente dalla Isi, la società del patrimonio, indicato dal centro destra e, infine, sull’inchiesta della magistratura sui conti della Società per il servizio idrico integrato e sulle accuse arrivate addosso al Pd da Rifondazione Comunista. 

Ma andiamo per ordine. Innanzitutto quello che è diventato un vero e proprio caso, cioé la mancata elezione di D’Ercole nel cda della Sasi, sulla cui estromissione si sono scomodati anche esperti. Votato in assemblea D’Ercole non sarebbe stato eletto per mancanza di requisiti. “Colpa del centro destra se si è arrivati a tanto. Avevamo chiesto una lista unica, invece loro hanno tentennato e, alla fine, hanno indicato D’Ercole. I parametri previsti hanno poi portato alla elezione di Vincenzo Marcello, D’altro canto c’era un delibera votata all’unanimità dai soci dove chi non risulta avere i requisiti necessari veniva escluso da consiglio di amministrazione”.

Questioni bilanci. Su questi Di Giuseppe si altera. “Quello del 2012 sono stati certificati da una società esterna, che l’ha trovato in regola sotto tutti i profili. Sui precedenti – sui quali, come detto è finita la lente d’ingrandimento della magistratura perché non rispecchierebbero il reale stato economico della società, ndr -,  Di Giuseppe, con decisione afferma: “il buco da 10 milioni di euro di cui si parla, sono da attribuire alle somme che si debbono dare alla Acea (spa che gestisce le dighe di Bomba e Casoli, ndr), come stabilito dal giudice. Il prossimo anno scadrà la concessione e dovremo fare una grande battaglia per evitare che si continui a depredare i fiumi del nostro territorio. Tra l’altro, sembra che vi sia un progetto  sulle sorgenti Delverde e il centro destra dovrebbe unirsi a noi per impedire che ciò accada”. Sarà anche vero, ma nei bilanci contestati e per i quali si è chiesto ripetutamente l’intervento della magistratura negli anni scorsi, le contestazioni maggiori riguardavano i mancati accantonamenti delle quote che la Sasi avrebbe dovuto prevedere in favore della Isi per la gestione delle reti. 

L’ultimo affondo di Di Giuseppe riguarda le accuse lanciate dal centro destra ma anche da Rifondazione comunista sulla ‘lottizzazione’ delle nomine alla guida della Società per il servizio idrico integrato. “Scutti – replica alquanto contrariato Di Giuseppe – è stato eletto per il suo curriculum di manager nel settore pubblico svolto in tutta Italia. Noi abbiamo agito in base a criteri precisi anche per il cda della Ecolan, a differenza del centro destra, che ha sempre messo personaggi politici a guidare enti così importanti come questi. Eppoi non vengano a dirci come gestirli: loro sono stati  alla Isi  per anni, senza mai convocare un’assemblea e presentare un bilancio. Adesso chiediamo con forza che si proceda velocissimamente alla fusione delle due società”.

Le affermazioni di Di Giuseppe hanno trovato l’immediata replica di Di Stefano, che in serata ha diffuso un comunicato nel quale ha sottolineato come  “il dimissionario Di Giuseppe, Segretario Provinciale del PD, insieme al vice sindaco di Vasto, anche lui un ex, non segretario stavolta ma di AN, è l’ unico del Partito Democratico a scendere in campo per difendere l’operato di Scutti. Ma allora mi domando : “dove sono i sindaci di Lanciano , Vasto e Ortona? Dov’è l’ Amministrazione di Lanciano? – prosegue Di Stefano -. Di Giuseppe sa d’ aver chiesto un accordo al PdL che lui stesso non è riuscito a far rispettare, motivo per il quale forse si è anche dimesso. Con che titolo oggi dice che, dopo aver sentito “consulenti ed avvocati” ha stabilito chi dovesse far parte del CdA della Sasi? Se la Società è sull’orlo del fallimento, come lui stesso afferma, è per le sole responsabilità del PD, che da solo ha gestito e gestisce da anni la Sasi . E la riprova di quanto detto è che non vuole che il PdL entri in alcun modo nel CdA. Hanno forse qualcosa da nascondere? Forse non vogliono che si vada a vedere a chi siano state date consulenze ed incarichi? Già hanno fatto fin troppe forzature del Regolamento. Li invito quindi, a non continuare su questa strada, anche se, appare evidente comunque che tengono più a gestire il CdA che le sorti dell’Ente. Ricordiamo loro che la stessa è patrimonio di tutti i cittadini”.

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