Il Dipartimento della Protezione Civile replica sui fondi stanziati dal Fondo di solidarietà dell’Unione Europea

Il Dipartimento della Protezione civile non ci sta e dopo alcuni giorni nei quali è stato detto di tutto e di più, interviene  e fa sentire la propria voce sull’utilizzo dei soldi stanziati dal Fondo di solidarietà dell’Unione Europea dopo il terremoto de L’Aquila. Difendendo, innanzittutto, la scelta del progetto ‘Case’. 

In proposito viene ricordato che la Commissione europea ha attivato 493 milioni di euro dal Fondo di solidarietà. E già nell’accordo con Bruxelles vennero indicate le attività finanziabili: spese di prima emergenza (50 milioni di euro), costruzione degli alloggi del Progetto Case (350 milioni) e realizzazione dei moduli provvisori a uso abitativo e scolastico (Map e Musp per 93,7 milioni).
In seguito ci sono state verifiche e controlli da parte di esponenti europei che hanno dato esito positivo. Nell’ultimo documento, che risale allo scorso 25 settembre, la Commissione, rileva la Protezione civile, “sottolinea che solo le spese legate all’estensione dei contratti originari per il Progetto Case effettuata dopo i 60 giorni dall’evento, estensione fatta sulla base della normativa nazionale emergenziale a causa dell’aumento del numero di persone da accogliere in quella soluzione, non sono state riconosciute eleggibili da alcuni organi di controllo europeo, secondo i quali sarebbero state necessarie nuove gare. Ciò, però, non mette in alcun modo in discussione la cifra stanziata dal Fondo, poiché le spese complessive eleggibili e rendicontate sono state di gran lunga superiori ai 493,7 milioni di euro a disposizione”.
Quanto alla presunta ‘non-temporaneità’ degli edifici realizzati nell’ambito del Progetto Case (185 palazzine comprendenti 4.449 appartamenti), il Dipartimento spiega che «la prospettiva di un percorso estremamente complesso per il recupero del centro storico, con tempi non facilmente governabili e comunque misurabili in media in dieci-venti anni, ha portato a valutare la qualità e lo standard delle soluzioni abitative da adottare nel periodo transitorio. Nel capoluogo, in particolare, l’elevato numero di cittadini sfollati e il territorio fragile hanno reso particolarmente critica l’ipotesi di utilizzare su larga scala moduli prefabbricati».
Altre precisazioni il Dipartimento dedica al capitolo costi del progetto, “che, abbiamo letto in questi giorni, sarebbero stati del 158% superiori ‘rispetto al costo di mercato’, prendendo come valore di riferimento per fare questo rapporto le case prefabbricate da 610 euro a metro quadrato. Date le caratteristiche strutturali (progettazione antisismica) e impiantistiche (edifici per lo più in classe A e A+), la tipologia di riferimento per il confronto dovrebbe essere, al contrario, quella di ‘edificio residenziale’ valutato sul mercato in circa 1.250 euro/mq. Quindi, confrontando i 1.500 euro con i 1.250, se incremento vi è stato, questo è di circa il 20%, non di certo del 158%”.
Infine, la Protezione civile contesta chi ha parlato di infiltrazioni mafiose e cita in proposito la Relazione sull’amministrazione della giustizia nel Distretto della Corte di Appello di L’Aquila del gennaio 2010 scritta dall’allora presidente Giovanni Canzio, che definisce ‘razionali ed efficaci’ i moduli di contrasto messi in campo. 

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