Aca, le segreterie FILCTEM-CGIL e UILTEC-UIL di Pescara chiedono incontro urgente con i sindaci soci

Il segretario FILCTEM-CGIL Domenico Ronca e il segretario UILTEC-UIL, Giovanni Cordesco hanno inviato una lettera ai sindaci dei comuni soci dell’Aca SpA del pescarese, nella quale chiedono “un incontro urgente per poter affrontare le questioni che poniamo, ormai, da troppo tempo senza avere risposte, affinchè si ripristino le regole in tempi brevissimi e si affronti, una volta per tutte, l’argomento della gestione delle risorse e delle politiche industriali dell’ACA SPA”.

Le segreterie FILCTEM-CGIL e UILTEC-UIL di Pescara “ribadiscono la insostenibile condizione di gestione dell’ACA SPA, ormai da mesi soggetta alla totale latitanza dei dirigenti. Siamo in presenza di una gestione inqualificabile di una struttura che dovrebbe essere della collettività, e che invece, risponde a logiche privatistiche, clientelari ed eticamente incomprensibili. Si continuano ad applicare le modalità di sempre: l’assenza di qualsiasi confronto con i rappresentanti dei lavoratori; l’esternalizzazione di funzioni primarie dell’ente al di fuori di qualsiasi regola e possibilità di controllo; il non rispetto contrattuale; la mancata erogazione di somme dovute oltre al sovraccarico di lavoro e di responsabilità  che alcuni dipendenti ACA sono costretti ad assumersi, per garantire il servizio. I lavoratori dell’ACA subiscono questa situazione, che arriva al punto di essere aggrediti e insultati da cittadini giustamente infuriati per responsabilità che sono in capo ad altri e per scelte che, non solo non si condividono, ma che sindacato e lavoratori combattono da sempre. Chiediamo ai sindaci, che, peraltro, avevano assunto l’impegno, nella riunione dell’ASSI del 2 marzo 2012, della trasformazione della Spa ACA in Azienda Speciale, un impegno prima della prossima assemblea per affrontare le questioni poste e che non trovano ascolto. O la prossima assemblea affronta definitivamente il problema della gestione dell’ente, o i Sindaci si assumeranno la responsabilità di un fallimento che ricadrà sulle loro collettività. Questa situazione, peraltro, offre il fianco al tentativo, mai sconfitto, di annullare gli esiti del referendum sulla gestione pubblica dell’acqua, per aprire processi di privatizzazione,   assoggettare l’uso di un bene essenziale alla logica del profitto e annullare qualsiasi meccanismo di verifica e di controllo da parte della collettività, oltre a procurare il sicuro aumento delle tariffe”.

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