Sciopero dei dipendenti dell’Arpa proclamato dalla Fit Cgil. La Filca Cisl di Chieti chiede l’intervento del Prefetto per il cantiere delle RFI Pescara-Bari

Non sono stati sufficienti i passaggi aziendali e istituzionali che la Filt Cgil Abruzzo, nell’ambito delle procedure di raffreddamento e conciliazione attivate nel scorso mese di luglio, ha attuato per fare chiarezza sulle reali condizioni economiche e finanziarie della più grande azienda regionale di trasporto locale. Continuano a sussistere, infatti, incertezze e preoccupazioni sulla solidità dell’impresa e sul futuro della società.

I freddi e incontestabili numeri dei bilanci pubblici degli ultimi anni stanno lì a rappresentarci un’impresa pesantemente indebitata e con perdite di esercizio in costante e progressivo aumento tali da pregiudicare lo stesso capitale sociale che ammonta a € 8.990.000. Un trend negativo che peraltro, sembra non arrestarsi ed andare nella stessa direzione anche per l’anno in corso.

Dati che vanno ad aggiungersi alla pesante situazione debitoria nei confronti di banche e fornitori. Cifre e numeri da capogiro sulle cui responsabilità abbiamo solo certezze:  il pesante dissesto di Arpa è riconducibile principalmente a coloro che hanno amministrato e guidato l’impresa in questi tre anni e che, non a caso, non sono stati in grado di smentire e nemmeno di attenuare le pesanti denunce formulate sin dallo scorso mese di luglio dalla Filt Cgil Abruzzo.

Il conto decisamente negativo del loro operato (amministratori, dirigenti e organi di controllo e vigilanza), è stato pesantemente fatto pagare ai dipendenti di Arpa attraverso il taglio di cento posti di lavoro e la contestuale riduzione del costo della manodopera ridimensionatosi – solo nell’ultimo anno – di quasi 2mln di euro. E mentre hanno cercato costantemente di convincerci che le condizioni di difficoltà economica dell’impresa rendevano necessario un ridimensionamento dei salari, quegli stessi amministratori erogavano indecorosamente ai dirigenti aziendali, cospicui premi legati ai risultati (e che risultati…!). Mentre ci si affannava a smentire ipotesi sempre più circolanti, soprattutto in ambienti politici, di una possibile privatizzazione di Arpa, la stessa impresa formalizzava ufficialmente alla Regione, la volontà di cedere alle aziende private del settore il 10% dei propri servizi! Un chiaro desiderio di privatizzazione che l’attuale Consiglio di Amministrazione, ha già tentato di concretizzare in più di un’occasione sia con la vicenda Sistema che con le attività di manutenzione di Arpa; per anni e anni, facendo le solite passerelle tra i depositi aziendali e nelle piazze, hanno inaugurato in pompa magna nuovi pullman acquistati – secondo gli stessi vertici aziendali – senza alcun contributo pubblico ma solo con risorse interne, salvo poi essere costretti a bussare alle casse della Regione Abruzzo ed accorgersi che la quasi totalità dei mezzi acquistati (circa 200) non possedeva i requisiti previsti dalle normative regionali per poter fruire di finanziamenti pubblici; da sempre gli stessi amministratori hanno tirato in ballo motivazioni e ostacoli pretestuosi per scongiurare l’ipotesi di accorpamento delle tre aziende regionali (Arpa, Gtm e Sangritana). I continui allarmismi lanciati a mezzo stampa sul presunto aumento del costo del lavoro, sui rischi legati agli esuberi o sulle sedi da spostare a causa della fusione, hanno rappresentato unicamente la volontà di intralciare una riforma in grado di mettere in discussione seriamente le proprie poltrone. E possiamo tranquillamente affermare che ad oggi ci sono perfettamente riusciti; ancora oggi componenti dell’attuale Cda, messi alla guida di Arpa senza avere particolari attitudini, doti e conoscenze in materia trasportistica, ma solo (e per loro stessa ammissione) come contropartita ad un posto ambìto (ma negato dalla politica) da assessore in una provincia abruzzese, trovano il tempo per “sparlare” su inesistenti privilegi di cui godrebbero gli autisti dell’Arpa; per mesi e mesi hanno provato a farci credere che le assunzioni di nuovo personale e le stesse trasformazioni degli attuali autisti part time, non fossero percorribili in virtù di inesistenti obblighi normativi (sono in atto procedure concorsuali per assunzioni a tempo indeterminato presso la Cotral – azienda regionale dei trasporti del Lazio – in grado di dimostrare l’esatto contrario). Nel frattempo ci troviamo a fronteggiare una elevata carenza di personale viaggiante tale da non potere assicurare il regolare espletamento dei servizi se non ricorrendo a livelli non più sostenibili di prestazioni straordinarie e negando ferie, permessi e quant’altro ai dipendenti. Sulla scia di quanto accaduto a Genova , il sottosegretario ai Trasporti, Erasmo D’Angelis, ha affermato che «oltre il 40% delle aziende di trasporto locale, delle 1150 presenti, può portare i libri in tribunale perché sono tecnicamente fallite, morte, al collasso e con indebitamenti record. Abbiamo l’urgente obbligo di capire direttamente dalla Regione Abruzzo se anche Arpa Spa – principale azienda regionale di trasporto – è riconducibile tra queste aziende che si trovano sull’orlo del baratro. Chiediamo pertanto all’Assessore regionale ai trasporti Morra di attivare con le Organizzazioni Sindacali un tavolo specifico di confronto per accertare da un lato le reali condizioni in cui versa Arpa e, dall’altro, per individuare quei provvedimenti necessari ed urgenti a fornire immediate risposte alla grave carenza di personale addetto alla guida. 

Situazione difficile anche nel cantiere della linea ferroviaria Pescara-Bari, tanto che il segretario generale Filca Cisl di Chieti, Reale, ha lanciato un appello alla Prefettura.

“A nulla sono valse le denunce inviate agli organi ispettivi, alla committenza (Rete Ferroviaria Italiana) dipartimento di Bari, al Comune di Ortona e alla Prefettura di Chieti. Nel cantiere di Ortona dei lavori di raddoppio della linea ferroviaria Pescara -Bari  con costruzione di una galleria, affidata alla ditta SICURBAU di Torrecuso (BN), i lavoratori sono costretti a subire condizioni di lavoro di grave disagio e di mancato rispetto contrattuale». E’ duro l’allarme lanciato da Gianfranco  Reale, segretario Generale della Filca-Cisl di Chieti che prosegue: «Non capiamo i motivi del mancato intervento della Prefettura di Chieti,  nonostante sia il rappresentante del governo nella provincia,  che a distanza di oltre 20 giorni dalle nostre segnalazioni, non si è ancora degnato di interpellare la ditta per risolvere il problema». 

«La Prefettura – conclude Reale – per l’autorevole ruolo istituzionale che riveste dovrebbe assolvere  alla funzione di forte coordinamento di tutti i soggetti che operano sul territorio nell’ambito della prevenzione e del rispetto della legalità. E’ necessario un intervento immediato,  affinché si eviti la mobilitazione dei lavoratori con blocco delle opere in corso”.

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