L’Aquila, Cialente pronto a dimettersi

La nuova bufera giudiziaria che si è abbattuta su L’Aquila potrebbe avere conseguenze politiche inaspettate. E’ indubbio che alla già critica situazione per il ritardo nella ricostruzione della città va ad aggiungersi l’inchiesta della magistratura aquilana ‘Do ut des’, che ha avuto come conseguenza, l’emissione di quattro provvedimenti agli arresti domiciliari nei confronti di Pierluigi Tancredi, ex assessore di Forza Italia ed ex consigliere comunale del Pdl al quale Cialente affidò la delega per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città. La popolazione insorse (il sindaco ricevette in una sola notte un migliaio di sms di protesta) e il primo cittadino gli revocò l’incarico in meno di 48 ore. Stessa misura restrittiva per Vladimiro Placidi, all’epoca dei fatti, tra il 2009 e il 2011 assessore comunale alla ricostruzione dei beni culturali nonché direttore dei beni culturali della Provincia de L’Aquila; Daniela Sibilla, dipendente del consorzio dei beni culturali e “braccio destro” di Tancredi già da quando l’esponente politico era nella giunta di centrodestra; Pasqualino Macera, già funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno spa. 

Il vice sindaco Roberto Riga, indagato, ha subito rassegnato le dimissioni dicendosi comunque estraneo a qualsiasi contestazione. Al centro dell’inchiesta l’impresa Steda spa, di Daniele Lago, imprenditore di Bassano del Grappa, aggiudicataria di alcuni appalti dietro laute dazioni. Sia gli arrestati che i quattro indagati, sono accusati, a vario titolo, di millantato credito, corruzione, falsità materiale e ideologica e appropriazione indebita. L’entità delle tangenti scoperte ammonterebbe a circa 500 mila euro, mentre ci sarebbe stata un’appropriazione indebita, attraverso la contraffazione di documenti contabili, di 1 milione e 268 mila euro, relativa al pagamento di lavori. Le indagini hanno portato alla luce un sistema corruttivo in base al quale, imprenditori interessati ai lavori per la ricostruzione, pagavano tangenti in denaro o con i Map. 

Così si è appreso che il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, potrebbe rassegnare le dimissioni. Seppur non collegate alle ultime vicende giudiziarie si sa che il primo cittadino valuta questa ipotesi dopo le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, delegato dal governo a gestire la ricostruzione de L’Aquila e dei comuni del cratere sismico. Il ministro, in sostanza, ha parlato di sterile “rivendicazionismo”, da parte del Comune, relativo ai fondi stanziati per la ricostruzione. “Deciderò cosa fare. Tutto dipenderà dalle dichiarazioni del governo – ha detto Cialente -. Non vorrei che strumentalizzasse questa vicenda”.

“Dal 2009 ad oggi – ha ricordato Trigilia – sono stati spesi 12 miliardi di euro. Se siano stati spesi bene o no, io non lo posso dire. Non c’ero. La magistratura è intervenuta più volte per verificare presunte irregolarità, questo lo so. Naturalmente auguriamoci di no, ma se le ipotesi investigative fossero confermate, questa vicenda sarebbe davvero deplorevole, metterebbe in discussione gli sforzi onesti di tante persone”. 

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