Rimborsopoli: la notte del Presidente in albergo a Roma con un’amica

E’ comparsa oggi sul Corriere della Sera e Gianni Chiodi ha confermato l’intervista a Fabrizio Caccia, che lo ha ascoltato nella sua abitazione teramana. Il Governatore confessa d’aver soggiornato all’albergo del Sole, a Roma, vicino al Pantheon, stanza 114 pagando, “di tasca sua, in contanti” 340 euro, e il rimborso chiesto 357. Non era solo quella notte il presidente. Con lui un’amica. Particolare finito nelle mani degli inquirenti, a Pescara, che hanno aperto un’inchiesta su presunti indebiti rimborsi spese da parte di assessori e consiglieri regionali dell’attuale amministrazione di centrodestra e alcuni dell’opposizione. 24 politici in tutto, per i quali si ipotizzano i reati di truffa, peculato e falso. 

Al Corriere della Sera, Chiodi dice: “E’ stato un errore. Ho già parlato con mia moglie Daniela e con la più grande delle mie tre figlie, che ha 22 anni e studia a Roma. Confido nella loro comprensione – ha detto al cronista – e alla fine, malgrado tutto, spero di tenere unita la mia famiglia. Ho fatto un errore, lo ripeto, una cosa che è finita lì, ma ora provo pure una grande amarezza perché qui mi si vuol far passare per uno che ha fatto la cresta alle spese, che ha chiesto rimborsi che non gli spettavano”. 

Chiodi è pronto a documentare il suo racconto: dice che la stanza d’albergo la pagò lui stesso in contanti, 340 euro, e poi presento’ al suo ufficio in Regione la fattura per il rimborso. 

“Ma il foglietto era chiaro – afferma il presidente nell’intervista – indicava che la camera era occupata da due persone, perciò non so se la cosa sia sfuggita all’ufficio regionale o alla Ragioneria. Stiamo ricostruendo, toccava a loro decurtare la spesa sostenuta per l’ospite”. 

Spiegazioni che Chiodi dovrà fornire meglio ai magistrati nel corso dell’interrogatorio gia’ fissato al prossimo 4 febbraio. Intanto, sempre dal Corriere della Sera, si apprende che la stessa donna che si intrattenne con Chiodi a Roma otterrà, due mesi dopo l’incontro, un incarico pubblico quadriennale alle Pari opportunità regionali, con tanto di nomina del ministero del Lavoro. 

“Quello di cui si parla – spiega Chiodi – non era un concorso pubblico e quella persona che oggi prende 200 euro al mese io non l’ho mai favorita. Il suo curriculum fu valutato da una commissione regionale di cui facevano parte pure i sindacati, compresa la Cgil. Immaginate che io possa andare dalla Cgil e chiedere di favorire una persona?”. 

Il presidente, infine, ricorda di aver costruito tutta la sua vita politica “sulla base della correttezza, del rigore dell’attenzione ai conti, combattendo con lobby potentissime e antichissime per risanare la sanità. Il 25 maggio in Abruzzo si vota ed è chiaro che qualcuno mi vuole far fuori. Ma non s’illudano i miei nemici, saranno gli elettori a dirmi, quel giorno, se dovrò andar via”. 

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