D’Alfonso può scendere in campo

“Oggi più di ieri Luciano D’Alfonso è pienamente a disposizione dell’Abruzzo, come altri dirigenti del partito, per dare una nuova speranza a questa terra che negli anni di Chiodi è stata travolta da scandali e depressioni economiche, ed è finita alla ribalta nazionale per le note vicende etiche e morali che riguardano Chiodi e la sua destra”.

Lo afferma Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd abruzzese, che non ha mai nascosto di puntare molto sull’ex sindaco di Pescara quale candidato alla presidenza delle Regione Abruzzo. Ed oggi, dopo la notizia dell’assoluzione lo ha confermato. D’Alfonso, dunque, torna in campo. Ufficialmente. E’ stato assolto, con formula piena, dal giudice per le udienze preliminari del tribunale dell’Aquila Italo Radoccia, che lo ha giudicato con il rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta denominata Caligola. Un’inchiesta avviata per far luce  su presunte assunzioni clientelari e appalti pilotati nella Regione Abruzzo che due anni fa culminò con sette arresti. Non quello di D’Alfonso. La lente d’ingrandimento dei magistrati era caduta sull’aggiudicazione fraudolenta in favore della società Ecosfera di una gara pubblica per l’affidamento in appalto del servizio di valutazione in itinere del programma di cooperazione transfrontaliera Ipa Adriatico 2007-2013. A D’Alfonso veniva contestato di aver fatto pressioni in modo che fosse attribuito un contratto di consulenza nella società Ecosfera di Roma all’ex assessore comunale di Pescara Massimo Luciani (non indagato). In cambio, secondo la tesi del pm e della squadra Mobile di Pescara, la società Ecosfera di cui era consulente Lamberto Quarta, ex braccio destro dell’ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, avrebbe ottenuto la realizzazione di un progetto di consulenza del piano regolatore del porto. I reati nei confronti degli altri imputati sono pesanti e si va dall’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione oltre alla soppressione di atti e rivelazioni di segreto di ufficio.

Per l’ex primo cittadino del capoluogo adriatico, il pubblico ministero Antonietta Picardi aveva chiesto la condanna a 3 anni e 5 mesi di reclusione.

Oltre ai sette arrestati, tolto D’Alfonso, rimangono quattro indagati tra i quali il vice presidente della Regione, Alfredo Castiglione. Secondo l’accusa gli imputati, a vario titolo, sono accusati di aver affidato commesse pubbliche in cambio di contropartite economiche che consistevano in contratti di consulenza e assunzioni clientelari.

“Siamo un partito di garantisti, convinti che le sentenze non si giudicano nel merito neppure quando fanno piacere sul piano umano e sul piano politico. Ora però – sottolinea Paolucci – si può affermare che il processo ha fatto il suo corso e la magistratura ha assunto le decisioni che ha ritenuto opportune. Non sempre, tuttavia, uomini politici e delle istituzioni sottoposti al vaglio delle indagini hanno mantenuto fede, come invece ha fatto Luciano D’Alfonso, al dovere morale e istituzionale di rispettare la separazione dei poteri, non utilizzare le piazze come tribunali né gridare ai complotti: ecco perché il Pd abruzzese è orgoglioso della condotta di uno dei suoi più autorevoli esponenti e lancia la sfida per la Regione”.

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