Landini: “Preoccupato sulle politiche della Fiat e condizioni di lavoro alla Sevel”

Mai tenero con la Fiat, Maurizio Landini. Dubbi e perplessità sulla casa automobilista torinese sono cresciuti dopo la fusione con la Chrysler (oggi Fca, Fiat Chrysler Automobiles), e il trasloco all’estero delle sedi legale e fiscale. 

Il leader della Fiom è preoccupato sul futuro industriale degli impianti del gruppo in Italia e lo è venuto a dire chiaramente a Lanciano, guardando, ovviamente, in Val di Sangro, dove c’è la Sevel, che tra lavoratori impegnati nella realizzazione del Ducato e quelli dell’indotto, vede impegnate oltre 10mila persone. Uno stabilimento ancora strategico per Fiat, che lo condivide con una joint-venture con Citroen, (che nell’area sangrina vi realizza il Jumper e Peugeout (che produce il Boxer) se è vero che proprio con Marchionne, nel luglio dello scorso anno, aveva rilanciato, con 700 milioni d’investimenti – 550 milioni di euro da Fiat-Chrysler e 150 milioni di euro da Psa. Chiaro, quindi, che Landini facesse sentire la sua voce anche qui, come avvenuto in altri stabilimenti sparsi nella Penisola, confermando il braccio di ferro in atto con l’amministratore delegato Sergio Marchionne. La Fiom, d’altro canto, è l’unica sigla che, a differenza delle altre rappresentanze, è ancora fuori da qualunque accordo con Fiat. Ma non più dagli stabilimenti del gruppo. La sentenza della Corte Costituzionale, ha infatti riaperto l’ingresso della Fiom in tutti le fabbriche e oggi, dopo tre anni, il sindacato è tornato in Sevel per incontrare i lavoratori. Ci sono sul tavolo delle proposte sulle quali la Fiom vuol ragionare con la Fiat e con Letta da sottoporre all’attenzione delle tute blu. E non solo sulla fabbrica automobilistica. Il segretario Fiom ha riportato al centro dell’attenzione la ‘questione meridionale’ quando parla di delocalizzazione, che con il mancato sviluppo del meridione del Paese non è solo un gigantesco controsenso ma una gravissima lacuna della politica. Come si può tollerare che delle aziende vadano fuori dei confini nazionali attratti da sgravi fiscali e dal costo della manodopera quando dall’Abruzzo in giù non ci sono più investimenti?

Ma andiamo per ordine. Innanzitutto con l’incontro con gli operai in Sevel. 

“Le assemblee sono il fatto importante di oggi. E sono state strapiene, sia nel turno stanotte, che questa mattina – esordisce il leader dei metalmeccanici della Cgil, prima di riprendere la strada per la Val di Sangro per tenere la terza e ultima assemblea con gli operai -. Non solo perché l’abbiamo organizzata noi: abbiamo notato che c’è voglia di tornare a fare sindacato e l’altro dato emerso è che i lavoratori sono stanchi delle divisioni tra sigle. Abbiamo ribadito che è ora di far ripartire delle assunzioni, dando un segnale tangibile che quegli investimenti prospettati (a luglio, da Marchionne, ndr) sono realistici. Insomma, basta con i contratti interinali ma accordi di apprendistato professionalizzante. La Sevel sta facendo straordinari e ne siamo felici, quindi è il momento di tornare ad assumere. Ma non posso sottacere le preoccupazione del mio sindacato sul futuro di questa azienda e delle altre della casa tornese. Sono preoccupato perché in questi anni possiamo affermare che ad essere stato penalizzato seriamente è stato il Sud: guardate cosa sta succedendo a Termini Iremese, Cassino o Pomigliano. Ad Atessa i lavoratori lavorano di più e vedono la loro busta paga più bassa. La produzione è aumentata e questa non coincide con qualità dei prodotti. Non può funzionare questo metodo.  Vogliamo riaprire una vertenza generale, portando sul tavolo tutte le problematiche, soprattutto vedere se Fiat è davvero intenzionata a restare e come. L’esclusione di qualche sindacato ha finito per rafforzare solo Fiat e il risultato è stato che la famiglia Agnelli si sta disimpegnando con l’Italia. Noi lo affermavamo già tre anni fa quel che sta avvenendo oggi e la strada che Fiat sta seguendo. L’11 febbraio avremo un incontro con loro e in quella sede inizieremo un confronto a tutto campo. In Italia c’è bisogno di fare una politica industriale seria. C’è bisogno di un impegno altrettanto serio da parte del governo. Abbiamo fatto le nostre proposte e le abbiamo mandate nei giorni scorsi a tutte le forze politiche perché c’è necessità di colmare un vuoto che si è aperto in questi ultimi anni. Sono questi i ragionamenti fatti in queste ore con i lavoratori”.

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