Morto in ospedale dopo 5 ore d’attesa: eseguita l’autopsia

Insufficiente cardiorespiratoria finale. 

E’ il primo esito che l’autopsia effettuata dall’anatomopatologo Cristian D’Ovidio, nominato dalla procura della Repubblica di Teramo, ha dato a conclusione dell’esame autoptico effettuato oggi pomeriggio sul corpo del 73enne di Crognaleto deceduto venerdì scorso dopo cinque ore di attesa al pronto soccorso dell’ospedale Mazzini di Teramo. 

Il medico legale ha escluso altre complicanze se non quelle di probabile origine cardiaca. Per meglio confermare le cause del decesso, D’Ovidio ha prelevato gli organi dell’uomo che verranno immersi nella formalina per attendere la cosiddetta “fissazione” a seguito della quale si potrà predisporre l’esame istologico. 

Il pensionato, imprenditore edile teramano, arrivò in ospedale intorno alle 19 morendo sulla barella cinque ore dopo mentre aspettava di essere visitato. Oltre all’inchiesta giudiziaria è scattata anche quella interna alla Asl che ha nominato un proprio patologo che ha effettuato l’esame autoptico.

Su quanto accaduto è intervenuto il Segretario Provinciale NurSind Teramo Giuseppe De Zolt il quale ha specificato in una nota stampa di “comprendere perfettamente il clamore causato dal decesso, tra venerdì e sabato scorsi, del paziente dopo varie ore di attesa in codice giallo. Riteniamo si tratti ancora di un caso di inadeguatezza nell’organizzazione del lavoro presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Teramo, oltreché di carenze organiche! Le spese, purtroppo ed ancora una volta, le fa il paziente e naturalmente il personale. Speriamo di cuore che i risultati degli accertamenti sul paziente e sulla circostanza dimostrino si tratti solo di una triste, malaugurata, ma inevitabile morte, anziché di un caso di malasanità. Anche perché non vorremmo che ancora una volta, alla fin fine, si tenti di scaricare le responsabilità sull’anello più debole della catena: l’infermiere! Perché, qualora si dimostrasse che ci fosse una qualche responsabilità del collega, ci preme sottolineare che da molto tempo segnaliamo come persistano situazioni di carenze organiche, ma onestamente anche di disorganizzazione. L’infermiere in Pronto Soccorso, addetto nel proprio turno al triage (all’accettazione e prima valutazione del paziente), oltre a vivere un pesante carico di lavoro dovuto ai numerosi casi clinici che potrebbero e dovrebbero evitare l’accesso al PS (molti dei quali dovrebbero essere correttamente smaltiti e risolti col ricorso al medico di famiglia od alla guardia medica), vive un disagio professionale notevole. Infatti, non solo spesso si attribuisce a tale figura la responsabilità di lunghissime attese a cui sono costretti i più svariati casi clinici, ma anche la colpa dell’organizzazione del lavoro che non ha strutturato il processo di smistamento (ovviamente anche a causa delle carenze organiche), in modo da evitare che si creino tali criticità. L’infermiere addetto al triage diventa infatti il ‘collo dell’imbuto’ sul quale ricadono di fatto le responsabilità più gravi e spesso non ha il supporto e la supervisione del medico, in caso di necessità, per gestire le accettazioni ed i pazienti in attesa. É opportuno ricordare che non sono poche le aggressioni verbali (ed a volte fisiche) che l’infermiere di triage è costretto a subire, essendo l’unico ‘sportello’ aperto a cui l’utenza si rivolge direttamente … e lo fa non solo per essere accettata, ma anche per lamentare (e quindi a volte con aggressioni verbali, quando non fisiche) le inefficienze del sistema o semplicemente il proprio disagio e la propria ansia. Riteniamo ed insistiamo sulla necessità che in Pronto Soccorso a Teramo, e nel resto della provincia, siano create le condizioni per le quali il paziente, che giunga al Servizio con mezzi propri (a volte questo sollecito è necessario perfino per i pazienti che arrivano in autoambulanza), venga immediatamente ‘triagiato’ (valutato) attraverso la rilevazione dei parametri vitali necessari al suo specifico sospetto clinico, realizzando così un inquadramento immediato del paziente fondato su dati oggettivi e non solo sulle impressioni o sugli elementi riferiti dal paziente stesso. Questo consentirà di prevenire molte situazioni critiche ed anche l’attuazione del ben più rapido avvio di esami diagnostici, che potranno precisare meglio la situazione, senza dover aspettare che il primo paziente già in carico in uno degli ambulatori sia dimesso, dopo tutti i passaggi necessari all’iter, ovvero inviato a visita specialistica o a ricovero. Questo grido di allarme più volte levato, è rimasto fin qui inascoltato e l’infermiere continua a subirne le conseguenze, assieme ai pazienti! Abbiamo contestato dopo l’estate il provvedimento estemporaneo che il capodipartimento del DEA ha voluto adottare, imponendo che l’infermiere del territorio del 118 andasse a dare una mano in PS nelle pause degli interventi, sottraendolo alla collaborazione in centrale operativa e comunque non assicurando alcuna possibile continuità al PS … (tutto ciò nonostante le nostre insistenze nel far notare che questa non è certo una soluzione adeguata, non potendoci essere alcuna continuità), questo provvedimento rimane a tutt’oggi un abuso nei confronti dell’infermiere del 118 che viene costretto a subire un trattamento di discriminazione nei confronti degli altri colleghi del DEA, oltre che una inaccettabile costrizione a dover giustificare nella loro professionalità ogni spostamento effettuato durante il lavoro, a differenza di tutti gli altri! È indegno della nostra professionalità ed è una grave mancanza di rispetto per la dimostrata deontologia degli infermieri, oltre che –ribadiamo – profondamente discriminante. Tristemente, ci permettiamo con rispetto anche di far rilevare che il modus operandi dei medici del PS, sulla cui professionalità non discutiamo, sono un evidente e rilevante fattore che incide per qualche ragione su tali situazioni inaccettabili per il paziente, ed è indispensabile cercare di capire il perché di lungaggini incredibili dal momento dell’accesso al PS di cui, però, sembra pagare le conseguenze solo o soprattutto – col paziente – l’Infermiere del triage! Ma lasciamo alla saggezza ed alla indiscussa capacità dei dirigenti sanitari l’analisi di questo aspetto, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Rimaniamo pienamente disponibili, come nel passato, ad ogni costruttivo confronto e collaborazione, perché l nostra professione sia tutelata, ma soprattutto si faccia tutto il necessario per migliorare le condizioni del paziente!”

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