Accertata la morte definitiva del secolare ulivo di S. Giovanni in Venere

Fu citato da Gabriele d’Annunzio ne “La canzone di Mario Bianco”, riportata nel volume “Merope – Canti della guerra d’oltremare”, quarto libro delle “Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi” scritte dal Vate ad Arcachon in Francia nel 1912.

Oggi per il secolare ulivo dell’abbazia di San Giovanni in Venere, uno dei più antichi d’Italia con i suoi 1700 anni, è stata purtroppo accertata la morte definitiva, visto che da alcuni anni l’antichissima pianta, ormai completamente secca, non produce più frutti e germogli. Il grande ulivo, dichiarato dallo Stato italiano “monumento nazionale” nel lontano 1871, è indissolubilmente legato alla storia del celebre monastero benedettino. I primi a lanciare l’allarme sulle ormai precarie condizioni della pianta furono padre Domenico Lanci e padre Carlo Baldini, passionisti dell’abbazia di Fossacesia. Allarme prontamente raccolto nel 2004 da Giuseppe Ursini, noto produttore d’olio del Comune costiero, che, dopo aver ricevuto l’incarico ufficiale dal Provincia dell’ordine religioso, si prodigò per non far morire definitivamente il secolare ulivo. Così, dopo un complesso intervento di recupero attuato da una vera e propria équipe scientifica, la pianta è riuscita a produrre cinque olive spuntate dalla cima dell’albero. Ursini dice di essersi occupato della pianta solo per due anni, come da contratto stipulato con l’ordine religioso, che però non fu più rinnovato in quanto le condizioni proposte dai Passionisti provinciali di Macerata non erano più vantaggiose. Tra l’altro si registrarono anche le proteste di alcuni frantoiani della zona a causa della esclusiva riservata ad Ursini per la cura dell’albero. E si arriva quindi ai nostri giorni con la triste notizia della fine dell’antichissimo ulivo. Nella vicenda spunta anche un grave episodio di teppismo. Ignoti, dalla balconata dello spiazzale dell’abbazia, alcuni anni fa avrebbero infatti versato una certa quantità di gasolio arrivato fino alle radici dell’albero millenario, che probabilmente ha cessato di vivere proprio a causa di questo ignobile atto incivile. Ma in questa triste vicenda c’è comunque il risvolto positivo. Ursini ha infatti piantato nello stesso luogo un nuovo alberello d’ulivo, figlio dell’ormai defunto albero secolare.

La speranza è che il piccolo arbusto possa raggiungere la stessa longevità della “monumentale” mamma.

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