Usura, sequestri per 500 mila euro a due famiglie Rom

Questa mattina personale della Questura e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pescara, su ordine del locale Tribunale, ha eseguito tre sequestri di beni mobili ed immobili per un valore di circa 500 mila euro nella disponibilità delle famiglie di etnia rom Ciarelli e Spinelli. In particolare, nei confronti di alcuni appartenenti alla prima famiglia, è stato sequestrato un villino con annesse aree pertinenziali, ubicato nella via Sacco di questa città e fittiziamente intestato a terza persona.

Nei confronti della famiglia Spinelli, invece, sono stati sequestrati un immobile, sito in via Orta, e due autovetture. I due clan familiari sono costituiti da numerosi membri che sono risultati, quasi tutti, gravati da significativi precedenti penali e segnalazioni di polizia per traffico di stupefacenti, reati di tipo predatorio ed usura. Alle operazioni odierne hanno preso parte anche gli uomini della Squadra Mobile di Pescara e dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza, con l’impiego di unità cinofile antidroga.

I provvedimenti notificati sono stati emessi dal Tribunale di Pescara all’esito di una serie di indagini che hanno evidenziato come molti componenti dei predetti gruppi familiari fossero dediti alla realizzazione di condotte illecite capaci di garantire degli ingiusti e rilevanti profitti patrimoniali. Parallelamente a tali investigazioni, sono state avviate, da un lato, ad opera della Divisione Anticrimine della Questura di Pescara, l’esame delle dinamiche criminali degli indagati, ritenuti socialmente pericolosi e, dall’altro, indagini patrimoniali e tributarie, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Pescara, che hanno dimostrato la manifesta sproporzione del patrimonio mobiliare ed immobiliare delle famiglie rom rispetto alle condizioni economiche delle stesse, da cui è scaturito il sequestro ai sensi del Decreto Legislativo 159/2011, noto come Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Tale provvedimento, infatti, non è più limitato ai soli indiziati di appartenenza ad associazioni per delinquere di stampo mafioso o a sodalizi criminali tradizionalmente ritenuti “più pericolosi”, ma ben può essere esteso nei confronti di tutte quelle persone che rientrano nella categoria della criminalità comune, purchè risulti dimostrata la loro pericolosità sociale nonché la sproporzione tra il valore dei beni posseduti ed i redditi dichiarati, sì da far ritenere che tali beni siano, in tutto o in parte, frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.

L’incisiva azione svolta in sinergia tra le Forze dell’Ordine ha permesso, dal 2007 ad oggi, di pervenire all’adozione di provvedimenti ablativi per complessivi 35 milioni di euro circa e di 115 misure della sorveglianza speciale in capo ad altrettante persone: è la prova che la criminalità va contrastata, soprattutto, sul fronte dell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati.

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