A Chieti parte la petizione per la nuova sede della biblioteca De Meis

Il Comitato cittadino interassociativo per il rilancio di Chieti e per la restituzione ai cittadini delle biblioteche De Meis (da anni in un capannone privato con notevoli costi per la collettività) e comunale dello Scalo (da anni chiusa) si prepara al suo esordio pubblico.

Domani, dalle 10, alla Villa comunale (in caso di maltempo in piazza G.B. Vico) sarà presente con un banchetto informativo e di raccolta firme per la petizione, sottoscritta in pochi giorni già da oltre 500 persone, per il trasferimento della De Meis nei locali dell’ex ospedale militare. Ciascuno con la propria presenza, portando un libro per rappresentare simbolicamente la biblioteca che non c’è, e con la sottoscrizione della petizione, dimostrerà la volontà di restituire un ruolo importante al centro storico e alla città intera, in modo che la scelta culturale sia nei fatti e  non soltanto negli slogan.

Il Comitato, il cui nome sarà scelto dai cittadini attraverso un sondaggio già in corso su facebook (COMITATO CITTADINO PER I CITTADINI DI CHIETI, gruppo aperto), ha già raccolto l’adesione di ben 65 associazioni  a dimostrazione di quanto la tematica sia sentita in città.

A proposito delle caserme abbandonate, notizie dell’ultima ora parlano di un accordo raggiunto per il trasferimento nella Caserma Berardi di reparti dell’Arma dei Carabinieri, mentre per la Bucciante (ex convento Sant’Andrea ed ex ospedale militare), il Sindaco Umberto Di Primio parla di trattativa non ancora conclusa e di necessità di una ennesima richiesta per il suo utilizzo da parte dell’Ente locale.

Il Comitato, chiederà al Comune di Chieti di impegnarsi per avere risposte chiare e nel caso per opporsi, come consente la legge, ad un eventuale rifiuto della concessione della Bucciante. Chiede inoltre al Consiglio comunale di esprimersi in forma unanime sia per sollecitare con forza la creazione nell’ex ospedale di un polo culturale, a cominciare subito dalla De Meis, sia per variare la destinazione d’uso urbanistica dell’area destinandola chiaramente e per sempre alla cultura, scongiurando in tal modo anche la semplice ipotesi di futuri interventi speculativi a danno della collettività.

 

 

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