Non impugnata la legge regionale abruzzese, sì dell’uso della cannabis per uso terapeutico

‘Via libera’ del governo Renzi all’uso della cannabis a scopo terapeutico.

Il consiglio dei ministri ha deciso di non impugnare dinanzi alla corte costituzionale la legge regionale abruzzese n. 4 Del 04 gennaio 2014, che disciplina le “modalità di erogazione dei farmaci e dei preparati galenici magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche.”

La norma prevede che i “medicinali cannabinoidi possono essere prescritti, con oneri a carico del sistema sanitario regionale, da medici specialisti del Ssr e da medici di medicina generale del Ssr, sulla base di un piano terapeutico redatto dal medico specialista”.

Con la mancata impugnativa al modello abruzzese il governo dà il via libera a un trattamento considerato tra i più liberali di quelli previsti in ambito regionale, dato che prevede anche la possibilità di coltivazione. La cura può avvenire sia “in ambito ospedaliero o in strutture ad esso assimilabile” che “in ambito domiciliare”. In entrambi i casi è prevista l’erogazione gratuita.

La sentenza della Corte costituzionale non depenalizza le droghe leggere. Cambia l’impianto della legislazione. Torna soprattutto la distinzione tra droghe leggere (marijuana, hashish) e droghe pesanti (eroina, cocaina, amfetamine, mdma, lsd e così via). Se fino a oggi uno spacciatore di eroina era equiparato a uno spacciatore di cannabis ed entrambi rischiavano da sei a venti anni di carcere con una multa dai 26mila ai 260mila euro, ora il secondo pusher avrà pene più attenuate: da due a sei anni con multa da 5164 a 77.468 euro. Rimane anche nella Iervolino-Vassalli la cosiddetta “lieve entità”, punibile con la reclusione da uno a cinque anni per le sostanze pesanti – così come modificato dal decreto Destinazione Italia – e da sei mesi a quattro anni per la cannabis.

Rimangono anche le tabelle che indicano il limite tra consumo personale e spaccio, per ogni tipo di sostanza psicoattiva. Il giudice però potrà ora prendere in considerazione non soltanto i milligrammi di principio attivo posseduti, ma anche le circostanze personali dell’imputato, la sua storia e insomma può decidere autonomamente se si tratta davvero di spaccio. Con la Fini-Giovanardi, infatti, venivano pesantemente punite anche quelle persone che avevano fatto una colletta per acquistare la sostanza stupefacente, senza avere l’intenzione di diventare un pusher. Per la legge non c’era dunque differenza tra un esperto fornitore di eroina con agganci nella criminalità e uno studente universitario scoperto a comperare hashish anche per i suoi compagni di appartamento: in entrambi i casi si sono aperte le porte del carcere, anche se recentemente la Cassazione ha stabilito che produrre piantine di marijuana in casa non è reato.

Per i consumatori abituali e occasionali di droghe, però, c’è una cattiva notizia: se dovessero essere recuperate le antiche tabelle ministeriali emanate al tempo della Iervolino-Vassalli, allora risulterebbe che i quantitativi massimi consentiti saranno minori, ovvero la stessa quantità di droga che per la Fini-Giovanardi veniva considerata consumo personale ora diventa automaticamente spaccio. Questo non riguarda la cannabis, il cui limite rimane a 500 mg (15-20 canne), né l’amfetamina (5 compresse tollerate sia ieri che oggi) né Lsd (tre francobolli), piuttosto la cocaina (prima 750 mg e ora 150 mg) e l’eroina (prima 250 mg e ora 100 mg), e l’Mdma (prima 750 mg equivalenti a 5 pasticche, oggi 500 mg equivalenti a 3).

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