Prodotti dopanti in casa: arrestato dalla Mobile di Pescara

Una vera e propria ‘farmacia’ clandestina quella scoperta dalla Polizia di Stato nell’abitazione di un 39enne pescarese, il quale, nel suo appartamento di Villareia di Cepagatti custodiva ingenti quantitativi di sostanze dopanti. Scatole, fiale e flaconi contenenti prodotti dai nomi più improbabili, accomunati però dal fatto che il loro uso o la loro commercializzazione al di fuori dei casi consentiti, costituisce reato ai sensi della legge 14.12.2000 n. 376 (Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping). Normativa, quella appena citata, che fra l’altro punisce la somministrazione o l’assunzione – non giustificata da documentate necessità terapeutiche – di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.

Mauro Iacovone, questo il nome dell’uomo, per gli agenti della Squadra Mobile di Pescara che hanno portato a termine l’operazione, non è tuttavia un semplice assuntore di sostanze dopanti. Troppi i flaconi, le fiale, le compresse trovate a casa sua per poter ragionevolmente sostenere un uso esclusivamente personale di steroidi ed anabolizzanti. Gli inquirenti ritengono piuttosto che Iacovone, ‘personal trainer’ per uomini e donne desiderosi di ritrovare o mantenere una perfetta forma fisica, si procacciasse le sostanze proibite attraverso i canali ‘alternativi’ offerti dalla rete internet, acquistando quindi i prodotti  – la cui commercializzazione in Italia è soggetta a forti controlli e restrizioni – fuori dai circuiti leciti, approfittando dell’offerta proveniente dal Web e della possibilità che l’e-commerce offre per superare i confini (ed a volte le legislazioni) nazionali.

Gli investigatori, sulla base degli elementi raccolti, ipotizzano che l’uomo fosse un punto di riferimento per altri body builder come lui che, incuranti dei rischi per la salute connessi alla somministrazione delle sostanze acquistate in Internet dallo Iacovone, da questi usavano rifornirsi per “migliorare” le proprie prestazioni e “scolpire” più velocemente il fisico.  Allo Iacovone è stato dunque innanzitutto contestato il commercio di farmaci e sostanze c.d. “dopanti”, attraverso canali diversi dalle farmacie, reato che la normativa sul “doping” punisce con la reclusione da due a sei anni e con il pagamento di una onerosa multa. Analizzando i nomi dei farmaci ed i principi attivi indicati sulle confezioni i poliziotti si sono tuttavia accorti che tra gli ormoni e gli anabolizzanti detenuti da Iacovone, vi erano anche scatole recanti la dicitura “Nandroboilin 250”, piuttosto che “Nandrorapid 100” o “Nandrodecanoatum 300”. Prodotti questi ultimi contenenti uno steroide anabolizzante, che gonfia sì i muscoli ma è anche particolarmente pericoloso per la salute, il Nandrolone. Talmente pericoloso, stante gli effetti psichici derivanti dall’assunzione e la capacità di indurre dipendenza, che nel giugno 2010 il Ministero della Salute, con proprio decreto, inseriva il Nandrolone nelle tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui al DPR 309 del 1990.

Da allora il Nandrolone giuridicamente ha cessato di essere considerato solo doping ed è diventato a tutti gli effetti una droga, la cui detenzione ai fini di spaccio è punita con le severi pene previste dalla normativa sugli stupefacenti. E lo Iacovone di Nandrolone ne deteneva più di 30 confezioni, quantitativi incompatibili con un uso personale. L’uomo pertanto, sorpreso nella flagrante detenzione (anche) del Nandrolone, è stato tratto in arresto dalla Squadra Mobile con l’accusa di detenzione droga ai fini di spaccio. Le indagini, coordinate dal Sost.Proc. della Repubblica dr.Giuseppe Bellelli, mirano ora a ricostruire la filiera degli acquirenti e dei fornitori delle sostanze illecite, anche al fine di addivenire all’individuazione di eventuali complici dello Iacovone.

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