Angina a coronarie sane, ancora un contributo 
dalla Cardiologia di Chieti

Dolore anginoso, alterazioni elettrocardiografiche tipiche, ma apparente normalità o “non significatività” della coronarografia: questi pazienti sono tuttora spessi dimessi con una diagnosi “in negativo”, senza una precisa caratterizzazione, mentre è invece oggi noto che una diagnosi in questi pazienti di ischemia miocardica ha una valenza prognostica ben diversa rispetto a una situazione di normalità, con un rischio aumentato d’infarto e di mortalità coronarica. La Cardiologia Universitaria di Chieti, da tempo impegnata a chiarire aspetti diagnostici, prognostici e terapeutici di questa situazione clinica balza agli onori delle cronache internazionali per la pubblicazione di due importanti lavori sull’argomento su riviste di assoluto prestigio internazionale.

Nel primo di tali lavori, coordinato dal dott. Marco Zimarino, cardiologo interventista della Cardiologia Universitaria di Chieti, e pubblicato sulla prestigiosissima Nature Reviews in Cardiology, viene fatta una disamina scrupolosa del funzionamento normale e patologico della circolazione coronarica collaterale, quella che permette al muscolo cardiaco talora di sopravvivere in presenza di un’ostruzione grave o un’occlusione di un’arteria coronaria. Commentando il lavoro, il prof. Raffaele De Caterina, Direttore della Cardiologia Universitaria dell’Ospedale SS. Annunziata di Chieti, mette in luce come le conoscenze sul comportamento della circolazione collaterale con farmaci, terapia genica e cellulare (cellule staminali) porteranno a nuove terapie nei prossimi anni che possano rendere il muscolo cardiaco meno vulnerabile al danno ischemico.

Nel secondo di tali lavori, con primo autore il dott. Francesco Radico, Specializzando della Scuola di Cardiologia, e pubblicato come State-of-the Art Paper su JACC Interventions, la migliore rivista americana di cardiologia interventistica, viene delineato l’iter diagnostico ideale cui sottoporre i pazienti con angina e coronarie angiograficamente normali. L’iter diagnostico si basa sull’uso dei cosiddetti “test funzionali”, che permettono, in sala di Emodinamica, di svelare il comportamento anomalo delle grosse arterie coronarie o della microcircolazione coronarica, impossibile da indagare con la sola angiografia. Commentando tale lavoro il prof. De Caterina fa rilevare quanto importante sia raggiungere una precisa diagnosi in tali pazienti, distinguendo tra quelli con puri disturbi di natura ansiosa da quelli che hanno una malattia funzionale, descritta da anni, ma ancora non apprezzata nelle sue valenze prognostiche e terapeutiche.

«Una buona Sanità – conclude il prof. De Caterina – è soprattutto quella che riesce a offrire al paziente non soltanto il meglio della tecnologia e delle risorse conoscitive attuali, ma che riesce ad andare oltre, esplorando aree di dubbi, incertezze e incompletezza delle attuali conoscenze. In questo caso è la comunità scientifica internazionale che giudica la bontà e l’innovatività delle nuove proposte diagnostiche e terapeutiche».

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