La D’Orsogna: “La Medoilgas ha utilizzato tecniche inquinanti in Adriatico”

“Fra poche settimane si apriranno le urne in Abruzzo. Agli sfidanti Maurizio Acerbo, Luciano D’Alfonso e Sara Marcozzi, e all’attuale governatore Gianni Chiodi le domande sono molto semplici: Cosa farà lei per scongiurare Ombrina e la petrolizzazione dell’Abruzzo intero da pozzi di petrolio e di gas?”

E’ la domanda che pone Maria Rita D’Orsogna, PhD Department of Mathematics Institute for Sustainability della California State Unviersity, alla luce di un nuovo importante elemento: la Medoilgas ha dichiarato che già dal 2008 ha utilizzato tecniche di acidificazione e di fracking nei pozzi esplorativi, e fanghi diesel per la stimolazione del giacimento Ombrina. Questi fanghi – spiega la D’Orsogna – sono i più aggressivi ed inquinanti che esistano: proprio per il loro elevato impatto ambientale sono vietati nei mari del Nord già dal 2000, anno in cui l’OSPAR, decreto che “The use of diesel-oil-based drilling fluids is prohibited. L’OSPAR e una commissione di 15 paesi europei che si affacciano sul mare del Nord o che hanno fiumi che vi sfociano – Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito e che hanno deciso di regolamentare gli scarichi per proteggerlo. L’Italia non fa parte dell’OSPAR e quindi la Medoilgas ha potuto usare gli oli diesel per trivellare i pozzi esplorativi in Adriatico.

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