Detenuto va in escandescenza in tribunale, 4 agenti di Polizia penitenziaria feriti

S’infuria per la sentenza e va in escandescenza ingaggiando una lotta con gli agenti penitenziari di scorta. E’ accaduto ieri al tribunale di Vasto, dopo la lettura di condanna a 20 anni di reclusione inflitta a Marco Del Vecchio, 39 anni, per l’assassinio, avvenuto il 17 novembre 2012, dei genitori  Emidio Del Vecchio, 78 anni, e Adele Tumini, 75. Omicidi alquanto cruenti: mamma e padre del giovane furono finiti con 111 coltellate nella loro casa di via Anghella, a Vasto.

L’episodio, riferito dal segretario provinciale Chieti della UIL-PA penitenziari Ruggero Di Giovanni, non è isolato. “Nelle varie strutture penitenziarie Italiane avvengono di frequente ma la parte peggiore è che la nostra amministrazione non fa abbastanza per evitare che tali fatti continuino ad accadere. Infatti, nella casa circondariale di Vasto, come in tutti gli Istituti penitenziari della regione e d’Italia – spiega Di Giovanni – vi è una grave carenza di personale e sovente le scorte che accompagnano i detenuti nei tribunali, negli ospedali ecc. sono sottodimensionate a discapito della sicurezza dei cittadini e dello stesso personale di scorta. Nel frattempo non vi è nessuna intenzione di adeguare gli organici della Polizia Penitenziaria alle reali esigenze di sicurezza, ne tanto meno l’amministrazione sembra intenzionata a garantire agli istituti, almeno quelli della regione Abruzzo, una linea di comando stabile e definitiva. Anche il carcere vastese a tutt’oggi può vantare un Direttore in missione che deve dividere le sue giornate lavorative tra la C.L. di Vasto e la scuola di Polizia Penitenziaria di Sulmona, praticamente sotto casa…, ed un Comandante di Reparto in distacco temporaneo, quindi non ancora definitivo a Vasto. Con ciò non vogliamo dire che l’increscioso episodio sia riconducibile a responsabilità dell’attuale dirigenza di vasto, ma sicuramente degli incarichi più stabili creano un clima lavorativo più sereno e proficuo. Pertanto chiediamo, ancora una volta, al Provveditore Regionale Dott. ssa Bruna Brunetti di voler intervenire per favorire l’affidamento definitivo degli incarichi di dirigenza e comando negli istituti della regione”.

Gli agenti che ieri scortavano il detenuto e che hanno dovuto ingaggiare con lui una breve colluttazione dopo aver riaccompagnato il ristretto nella Casa Lavoro di Vasto sono dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso con una prognosi complessiva di 40 giorni.

Su quanto accaduto ieri, si registra l’intervento del segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, Donato Capece, che torna ancora una volta a parlare di situazione allarmante nelle carceri e solidarietà agli agenti feriti.

“Queste aggressioni sono intollerabili ma all’ordine del giorno. Altro che vigilanza dinamica e autogestione delle carceri, che sembra essere l’unica risposta sterile dei vertici del Dap all’emergenza penitenziaria. Noi non siamo carne da macello ed anche la nostra pazienza ha un limite – dice Capece -. Il nostro organico è sotto di 7mila unità. La spending review e la legge di Stabilità hanno cancellato le assunzioni, nonostante l’età media dei poliziotti si aggira sui 37 anni. Altissima, considerato il lavoro usurante che svolgiamo. Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza”.

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