La Fiom proclama sciopero di 8 ore alla Sevel

La Fiom dice no e proclama otto ore di sciopero per ogni turno lavorativo di straordinario per le date sopra indicate per le tre giornate di straordinario annunciate dalla Sevel che si terranno i prossimi 10, 17 e 25 gennaio 2015.

Una decisione che Davide Labbrozzi, Segretario Generale Chieti spiega sulla base del fatto che “ancora una volta  viene chiesto alle lavoratrici ed ai lavoratori della Sevel di fare sacrifici, di nuovo viene spiegato loro che bisogna lavorare di più. Accade quando la Sevel decide di aumentare i carichi di lavoro, avviene oggi con la richiesta di fare straordinario. In questi anni – dice Labbrozzi -, la Sevel ha spiegato quanto fosse necessario fare sacrifici, quanto indispensabile fosse sopportare e supportare, chiaramente per il bene dell’Azienda. Le lavoratrici ed i lavoratori della Sevel hanno subìto la politica di contenimento dei salari che grazie ai sindacati ‘firmatutto’ è stata possibile ed è stata implementata benissimo; chi lavora ha subìto gli aumenti di produttività che l’Azienda ha supportato con il quasi solo aumento delle saturazioni; le lavoratrici ed i lavoratori hanno dovuto accettare che ci fosse una gestione unilaterale delle fermate collettive, interamente pagate da chi lavora. La Fiom – dice il Segretario Generale Chieti – è ben lieta di apprendere che i volumi produttivi del 2014 vengono confermati per il 2015, ma non si può ignorare l’esigenza di dover agire per ristabilire equità sociale all’interno della fabbrica più produttiva del gruppo per il segmento di appartenenza. La Sevel, ha perso nel corso di questi ultimi anni oltre mille occupati, tanti sono stati i fuoriusciti perché precari, oppure pensionabili, o persone che hanno scelto di fare altro. Nonostante ciò, nessun rimpiazzo se non qualche decina di assunti precari. La Fiom crede sia giunto il momento di aprire una discussione seria, un confronto a tutto campo per analizzare la condizione attuale e decidere come ridistribuire equamente i benefici derivanti dai risultanti esaltanti che la Sevel ha raggiunto in questi ultimi anni. Il 2014 è stato considerato il terzo miglior anno della storia produttiva di Sevel, è quindi giunto il momento di aprire una discussione seria, non di quelle finte che le altre sigle predispongono per fare scena, ma un tavolo per discutere seriamente di: un piano che preveda nuove assunzioni; un percorso di ridistribuzione della ricchezza prodotta; un’analisi dei carichi di lavoro. Abbiamo l’esigenza di affermare il ruolo sociale d’impresa, è inaccettabile che un’Azienda con livelli produttivi elevatissimi non ragioni di assunzioni, ma di straordinario; che di fronte al calo degli occupati si proceda verso l’innalzamento dei carichi di lavoro; che dinanzi ad una crisi economica così imponente ed alla iperproduzione di ricchezza, non si percepisca il bisogno di interrompere la politica di contenimento dei salari. Le altre organizzazioni hanno le mani legate dagli “accordicchi” sottoscritti in questi anni, la Fiom è libera di difendere gli interessi dei lavoratori e della lavoratrici, non ha mai smesso di farlo, lo sta facendo e continuerà a farlo. Durante il periodo di estromissione della Fiom dalla fabbrica hanno demolito trent’anni di storia sindacale, ora bisogna tornare a lavorare per riappropriarsi dei diritti tolti. E’ necessario iniziare a costruire un percorso sindacale alternativo a quello proposto in questi ultimi anni, le lavoratrici ed i lavoratori della Sevel lo meritano”.

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