Terapia del dolore l’Ospedale di Chieti ai primi posti. Il 15 gennaio convegno sull’aterosclerosi

Organizzazione, volume di attività, tipologia di prestazioni assicurate: sono queste le carte giocate dall’Ospedale di Chieti nella difficile partita della costruzione della Rete regionale della terapia del dolore, che gli è valso il riconoscimento di unico centro Hub in Abruzzo. Un ruolo di primo piano, dunque, per l’Unità operativa diretta da Amedeo Costantini, che negli anni ha dato vita a una una realtà importante nel campo del dolore, specie quello cronico, che pregiudica pesantemente la vita dei malati e il normale svolgimento della vita quotidiana.

Nella neonata Rete regionale, istituita nel dicembre appena trascorso, il “SS. Annunziata” è stato indicato come centro preposto ad assicurare interventi diagnostici e terapeutici ad alta complessità finalizzati alla riduzione del dolore e delle disabilità in regime di ricovero ordinario, day hospital e ambulatoriale. Il centro, dotato di posti letto, prende in carico circa 1.500 nuovi pazienti l’anno, ed esegue in media 150 interventi l’anno di neurochirurgia funzionale e per neurolesioni. Proprio l’attività chirurgica rappresenta la punta di diamante della gamma di prestazioni offerte, con numerose procedure interventistiche. Impianto di neurostimolatori, di pompe per infusione di farmaci per il trattamento del dolore cronico, tecniche per la cura di sofferenze vertebrali, infiltrazioni: sono solo alcune delle prestazioni effettuate nelle pratica quotidiana, mirate al trattamento delle diverse manifestazioni del dolore, di tipo sia benigno sia oncologico. Quello di Chieti, inoltre, è centro di riferimento per le “cefalee refrattarie”, curate attraverso la stimolazione del nervo grande occipitale e la neurostimolazione cervicale alta,  ritenuta la metodica invasiva più avanzata per il trattamento dell’emicrania refrattaria alle terapie mediche e alla tossina botulinica.

Complementare al Centro Hub di Chieti è il ruolo di “spoke” svolto dagli ospedali di Lanciano e Vasto, la cui azione di contrasto al dolore viene assicurata attraverso tutte le prestazioni erogabili in regime ambulatoriale, dopo una opportuna selezione dei casi da destinare alla sede più idonea in base alla complessità del quadro clinico.

«Il ruolo attribuito alla nostra struttura nell’ambito della rete regionale rappresenta il riconoscimento di un lavoro qualificato portato avanti per anni  – commenta con legittima soddisfazione Costantini -. Il nostro è stato un impegno costante nella costruzione di un’offerta qualificata e aggiornata, in grado di fornire risposte efficaci al problema del dolore che rappresenta una causa di profonda sofferenza  per molti pazienti. L’ obiettivo, ora, è continuare a crescere, sotto il profilo scientifico e nella strutturazione di un sistema capillare di presa in carico dei malati, in collaborazione con i medici di medicina generale e le strutture territoriali».

Rinnovato impegno anche sotto il profilo della formazione, con l’Hub di Chieti nel ruolo di struttura clinica di riferimento del Master di II livello di alta formazione e qualificazione in Terapia del dolore dell’Università “D’Annunzio”, diretto da Flavia Petrini. Il Comitato Ordinatore, di cui lo stesso Costantini è componente, ha fissato per la seconda metà di gennaio l’inizio dei corsi per l’anno accademico 2014-2015.

Intanto, per iniziativa del professor Raffaele De Caterina, della Cattedra di Cardiologia dell’Università di Chieti, è in programma per il prossimo giovedì 15 gennaio un “Pomeriggio di studio e aggiornamento” sull’aterosclerosi. L’incontro, che si svolgerà presso l’Aula Anfiteatro della Palazzina Sebi di via dei Vestini a Chieti a partire dalle ore 16, è stato voluto per rendere omaggio alla figura del compianto Giuseppe Martines, ordinario presso l’ateneo “D’Annunzio” recentemente scomparso, noto studioso e cultore della materia. Un contributo importante alla discussione sarà offerto da  due illustri ospiti, Alberico Catapano, della Cattedra di Farmacologia dell’Università di Milano, e Alberto Zambon, della Clinica Medica dell’Università di Padova.

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