Truffe delle pensioni e sfruttamento della prostituzione: 2 arresti a Pescara

Due misure restrittive, quattro indagati e un sequestro di beni per 400 mila euro.

E’ questo il bilancio di una operazione contro lo sfruttamento della prostituzione e finalizzata a scoprire una truffa sulle pensioni.

Stamattina è scattato il blitz della polizia di Pescara dopo che il gip presso il Tribunale del capoluogo adriatico, Maria Michela Di Fine, ha emesso anche un decreto di sequestro preventivo di tre appartamenti, di una autovettura e di un conto corrente postale. Conti e immobili risultati intestati o comunque nella disponibilità dell’indagata, al centro delle indagini, una cittadina ucraina che da tempo sfruttava l’attività di decine di prostituite all’interno di tre appartamenti situati a Pescara e Montesilvano, due dei quali di sua proprietà, incassando ingenti profitti derivanti dalla locazione “in nero” degli immobili.

La donna, inoltre, è accusata di aver effettuato una truffa ai danni dello Stato italiano in concorso con i suoi genitori, in violazione della normativa che disciplina l’assegnazione delle pensioni sociali. I due anziani, infatti, percepiscono dal mese di marzo 2008 la pensione in Italia anche se vivono in Ucraina e conservano solo fittiziamente la residenza anagrafica. Secondo i dati della Inps, sostiene la polizia, questo tipo di reato è piuttosto diffuso anche perchè i controlli sono difficili. Sul bilancio dell’ente, quindi, gravano diversi soggetti, sia italiani che stranieri, che non avrebbero diritto alla pensione. Le verifiche effettuate in collaborazione con la Agenzia delle Entrate, istituti bancari, Poste Italiane e Aci, hanno fatto emergere che l’indagata e il suo nucleo familiare, pur risultando senza un adeguato reddito, ad eccezione delle due pensioni sociali dei genitori, sono proprietari di beni mobili, immobili e depositi di denaro, non giustificati dalla dichiarazione dei redditi. Per questo  ufficialmente disoccupata.

 

La donna arrestata e che, secondo gli inquirenti, muoveva i fili è una ucraina di 42 anni, residente a Montesilvano, arrestata dalla polizia proprio nella città adriatica. L’altro destinatario della misura cautelare, invece, non è stato rintracciato, e si tratta di un romeno 40enne. L’indagine è stata avviata a settembre 2014, quando la polizia ha ricevuto la denuncia di un amministratore di condominio e la segnalazione di un cittadino, e si e’ conclusa in tempi rapidi, viaggiando su due binari. Da un lato, grazie alle telecamere piazzate dal personale della polizia e’ stato ricostruito il giro di prostituzione, che era di alto livello, con delle top escort che arrivavano qui da fuori e incassavano circa diecimila euro a settimana, e dall’altro è stata scoperta la truffa all’Inps, che ha fruttato ai genitori della 42enne circa 68mila euro: l’importo complessivo mensile delle pensioni sociali per i due anziani era di circa 950 euro, accreditati su un unico conto corrente. I dettagli dell’operazione sono stati spiegati dal dirigente della mobile Pierfrancesco Muriana e l’ispettore Giovanni Di Persio.

La donna, che raggiungeva gli appartamenti dove lavoravano le escort per sistemare e pulire gli alloggi, facendosi lasciare la pigione sul mobile della cucina, era preparata dal punto di vista giuridico e aveva come consulente un avvocato, a cui chiedeva consigli per “muoversi” al meglio, anche per evadere il fisco. Il suo progetto di massimizzazione del profitto, in nero, sarebbe pienamente riuscito (la polizia parla di 6.000 euro al mese derivanti da questo giro) considerato che ha acquistato immobili e un’auto di lusso (una Audi A5 pagata in contanti) dal 2006 al 2010, sostenendo una spesa per oltre 400 mila euro. In una intercettazione la polizia l’ha sentita ridere dicendo che, pur essendo disoccupata, poteva usufruire di vari benefici, tra cui l’assistenza sanitaria, e mentre parlava con la madre ironizzava sulla mancanza di controlli e assicurava che, in caso di una ispezione, avrebbe detto che i genitori erano fuori in vacanza.

Alla conferenza stampa di oggi, insieme al questore Paolo Passamonti, c’era anche il direttore dell’Inps, Valentino D’Aloisio, il quale ha assicurato che “non è vero che tutto si può fare e che non si eseguono controlli o che le furberie riescono sempre”.

Quanto alle pensioni sociali (in provincia di Pescara ne vengono erogate circa 6.000) ha spiegato che i requisiti da possedere sono “pochi ma precisi”, e riguardano l’età (più di 65 anni), il reddito, e il fatto di essere cittadini italiani o stranieri ma con la carta di soggiorno e la residenza “continua e veritiera”, come facevano apparire i due che in realtà vivevano in Ucraina e potrebbero non essere mai stati qui. L’importo medio è di 413 euro al mese e per quanto riguarda la coppia di truffatori ucraini che risultavano residenti qui, l’Inps “ha cercato, nel 2011, di capirci di più, ma la corrispondenza tornava indietro e sono stati contattati anche l’Ambasciata e i Consolati”. Poi si è rivelata fondamentale la collaborazione con la polizia e grazie alle intercettazioni è stato ricostruito il quadro. Quanto al romeno da catturare avrebbe preso in affitto una delle case dall’ucraina, per viverci con la fidanzata, che poi faceva prostituire, oltre a gestire un’altra ragazza in Svizzera, una sorta di “impresario del sesso”, come lo ha definito il dirigente della mobile.

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