Il Comitato Acqua Bene Comune Lanciano: “Si azzeri il cda della Sasi”

“I sindaci di PD, PDL e UDC si riuniscano immediatamente e rimuovano l’attuale Consiglio di Amministrazione della Sasi, su cui gli avvisi di garanzia di questi giorni pesano come macigni. Diano avvio ad un netto cambio di rotta e scelgano le migliori professionalità possibili, lontani da interessi particolari e di partito. Persone che tutelino i cittadini e le cittadine, che perseguano il rispetto dei referendum del giugno 2011 e diano compimento alla fusione ISI-SASI, eliminando anche quest’ulteriore clamorosa situazione, già ampiamente censurata dalla Regione e non è in linea con la normativa nazionale”.

E’ qanto chiede il Comitato Acqua Bene Comune Lanciano all’indomani della notizia sul rinvio a giudizio del presidente Domenico Scutti e di due ex consiglieri di amministrazione della Società Abruzzese Servizio Idrico Integrato Servizi di Lanciano, che gestisce acquedotti, depurazione e fognature per i 92 Comuni della Provincia di Cheti ricompresi nel territorio dell’A.T.O. 6 Chietino. La richiesta di rinvio a giudizio (udienza fissata per il prossimo 21 ottobre) è stata decisa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanciano, Francesco Marino, e riguarda oltre Scutti, l’ex vicepresidente Vincenzo Palmerio e l’ex consigliere Giuseppe Di Vito. L’accusa che viene loro mossa è di false comunicazioni sociali in concorso. In particolare si contesta il bilancio 2010, approvato nel luglio 2011. Le false comunicazioni riguardano l’incremento tariffario della bolletta per l’adeguamento Istat per gli anni 2008-2010 deliberato nel 2008 in modo illegittimo, perché di competenza dell’assemblea dell’Ato e per non aver messo nel bilancio 2010 un fondo rischi della parte di incremento tariffario pari a 2.424.000 euro. Avrebbero omesso anche la svalutazione di crediti verso l’utenza perché non più esigibili per 2.821.000 euro.
Il gip Marino ha prosciolti l’ex presidente Gaetano Padullà, l’ex vicepresidente Camillo La Barba, e i consiglieri Vincenzo Palmerio e  per quanto riguarda l’approvazione del bilancio del 2009 “perchè il fatto non costituisce reato”.

Fatti per i quali, come si diceva, il Comitato Acqua Bene Comune Lanciano chiede ora l’azzeramento del cda. “Al netto della ‘presunzione d’innocenza, la richiesta di rinvio a giudizio avvalora e rafforza sempre più le richieste di un netto cambio di rotta per la SASI e per la gestione dell’acqua in Provincia di Chieti, portate avanti in questi anni dal Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica e dai Comitati Acqua Bene Comune locali. Sin dalla prima assemblea riunitasi per votare il rinnovo del Consiglio di Amministrazione, abbiamo chiesto ai Sindaci di non interessarsi soltanto alla loro rappresentanza politica in CdA, ma di mettere al centro il “bene comune” e la sua tutela. La precedente gestione Scutti è apparsa sempre più discutibile sotto tantissimi aspetti, dalla netta e totale chiusura verso le istanze della cittadinanza e dei comitati, al mancato rispetto dei referendum del Giugno 2011 e della dovuta restituzione della remunerazione del capitale ai cittadini; dalla gestione del personale a quella economica (il Bilancio 2010 è focale per il rinvio a giudizio di questi giorni e non a caso anche oggetto di un esposto del Comitato Acqua Bene Comune di Lanciano). Mentre i cittadini e le cittadine della Provincia di Chieti soffrono ogni estate (e non solo) una sempre più cronica mancanza d’acqua nelle case (le conseguenze delle recenti perturbazioni meteo, con addirittura quattro rotture in successione nel lancianese dimostrano una volta di più, in maniera incontrovertibile, l’urgenza di porre mano alle reti idriche)  – i sindaci di PD, PDL e UDC hanno svolto tre assemblee della SASI, interessandosi unicamente della spartizione delle poltrone nel nuovo CdA, arrivando a riconfermare la propria fiducia in Domenico Scutti, sulla cui gestione già varie indagini della magistratura erano in corso e che adesso – dopo questo rinvio a giudizio – finirà direttamente in un’aula di tribunale. Il non interessarsi minimamente di queste indagini, il non puntare sulla totale trasparenza e informazione alla cittadinanza di quanto stava accadendo, il voler mettere interessi di partito davanti a tutto e tutti decidendo di riconfermare senza alcun indugio una gestione a dir poco discussa e discutibile, appare oggi ancor di più nella sua gravità e insostenibilità. La magistratura farà il suo corso, e siamo ben consci che per la legge italiana nessuno è colpevole fino alla sentenza definitiva, ma l’attuale rotta non può proseguire”.

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