Salute mentale, familiari e utenti manifestano a Pescara

Il buco nero della psichiatria abruzzese è riconducibile alla politica, che continua a non offrire risposte chiare in merito alla tematica della salute mentale.

Con questa premessa l’associazione di familiari Altri Orizzonti Onlus, il coordinamento Unasam Abruzzo e nazionale, facenti parte del Comitato StopOPG, parteciperà alla giornata di presidio organizzata per giovedì 19 marzo in mattinata presso l’Assessorato alla Sanità della Regione Abruzzo a Pescara.

La presenza attiva dei familiari e degli utenti sarà dedicata all’esternazione del dolore e del disagio che queste persone sono costrette a subire, veri drammi vissuti sulla propria pelle e su quella dei propri cari, persone che invece avrebbero diritto ad un dignitoso rispetto sociale. Il 31 marzo chiuderanno gli Opg “Ospedali psichiatrici giudiziari” e ad oggi non sono assolutamente definite le modalità della presa in carico delle persone interessate; al contempo manca chiarezza sulla gestione delle nuove Rems “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza”.

La preoccupazione maggiore è che al posto degli attuali Opg non vengano create strutture similari se non ulteriormente peggiorative. Oltre ai nobili intenti teorici nel cancellare istituti da “ergastolo bianco” non si ravvisano al momento, da parte delle istituzioni, progettualità e programmazione nitida intorno alle linee guida ed alle finalità terapeutiche della malattia mentale.

La proposta dell’associazione Altri Orizzonti Onlus e di tutto il movimento StopOPG è molto semplice: la politica ha il dovere di ascoltarci! Non sono più accettabili tavoli istituzionali dove in pratica si perde solo tempo, dove le uniche soluzioni adottate sono quelle dell’assoluta autoreferenzialità e del sistematico oscurantismo delle proposte dei familiari.

La voce delle Associazioni, realtà che quotidianamente operano con le famiglie sul territorio, non può e non deve essere ignorata, le nostre sono richieste precise: stop ad ulteriori strutture dove “rinchiudere” esseri umani; vogliamo invece che le risorse finanziare siano destinate per migliorare i centri di salute mentale.

Chiediamo l’attivazione di progetti terapeutici riabilitativi personalizzati alternativi alla misura di sicurezza detentiva in Opg; chiediamo l’uscita dei dimissibili dagli Opg, ed infine l’impegno di risorse per i pazienti con disturbo importante, attivando borse lavoro e sostegno continuato alle famiglie per una maggiore integrazione nel tessuto sociale.

Le famiglie ribadiscono quindi ulteriormente la massima disponibilità al confronto, ma rigettano fin da subito ogni futuro tentativo di emarginazione da parte di chi vuole e vorrà decidere senza conoscere o tentare di conoscere i reali bisogni dei diretti interessati.

Nessun uomo nasce pazzo, nessun uomo deve morire di pazzia.

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