Agente assalito nel carcere di Lanciano: il Sappe chiede direttore titolare e l’uso dello spay anti aggressione

A pochi giorni dal grave episodio avvenuto nella Casa Circondariale di Lanciano, dove un detenuto ha aggredito un appartenente alla Polizia Penitenziaria che gli aveva appena salvato la vita da un tentato suicidio, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE sollecita il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ed i vertici dell’Amministrazione Penitenziaria ad assumere urgenti determinazioni per la struttura detentiva di Contrada Villa Stanazzo.

“Per prima cosa voglio esprimere la nostra vicinanza e solidarietà al collega aggredito, aggressione tanto più assurda e ingiustificata se si pensa che proprio quel poliziotto penitenziario aveva scongiurato il suicidio del detenuto – spiega il segretario generale del SAPPE Donato Capece – ma è comunque assurdo che il carcere di Lanciano da più di tre anni sia senza un direttore titolare e che il Reparto di Polizia Penitenziaria sia carente di 30 unità senza alcuna integrazione”.

Il SAPPE rinnova al Ministro della Giustizia Orlando e ai vertici dell’Amministrazione centrale la richiesta “di dotare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di strumenti di tutela efficaci, come può essere lo spray anti aggressione già assegnato – in fase sperimentale – a Polizia di Stato e Carabinieri. Sono decine e decine le aggressioni subite da poliziotti penitenziari in carcere dall’inizio dell’anno. Cosa si aspetta ad assumere adeguati provvedimenti per garantire la sicurezza e la stessa incolumità fisica degli Agenti di Polizia Penitenziaria che lavorano in carcere?”.

Giuseppe Ninu, segretario regionale SAPPE dell’Abruzzo, evidenzia che “nei dodici mesi del 2014, nelle carceri abruzzesi si sono contati il suicidio di detenuto, 89 atti di autolesionismo, 17 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 67 colluttazioni e 30 ferimenti. E nel carcere di Lanciano si sono contati 8 episodi di colluttazione, 2 ferimenti e 4 colluttazioni”.

Capece torna infine ad evidenziare come l’aggressione nel carcere di Lanciano, avvenuta per altro a distanza di pochi giorni da altri gravi atti violenti contro diversi poliziotti in altre carcere italiane, sia “sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all’altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, come ad esempio l’espulsione dei detenuti stranieri, specie quelli – e sono sempre di più – che, ristretti in carceri italiani, si rendono protagonisti di eventi critici e di violenza durante la detenzione, o circuiti penitenziari differenziati per i soggetti con evidenti problemi psichiatrici”.

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