Centro CRA-OLI a rischio chiusura, comune angolano chiede attenzione

Posti di lavoro a rischio per il Centro di Ricerca per l’Olivicoltura e l’Industria Olearia che ha la sua sede scientifica a Città Sant’Angelo. Il CRA-OLI si dedica alla biologia, alla genetica, al miglioramento genetico e alla selezione varietale dell’ulivo. Collabora con il Centro di Ricerca per la Genomica e la Post Genomica Animale e Vegetale per l’identificazione e la caratterizzazione di geni utili e per lo sviluppo di metodologie biomolecolari di supporto al miglioramento genetico. Studia le tecniche di coltivazione e di difesa della specie con particolare riferimento alle tecniche di produzione integrata e biologica. Sviluppa attività di ricerca relative alla raccolta, conservazione e relativa chimica del frutto sia per la trasformazione in olio che per il consumo fresco. Si occupa della caratterizzazione delle cultivar locali e delle relative produzioni in un ottica di valorizzazione del binomio territorio-prodotto. Sviluppa le attività scientifiche relative all’elaiotecnica, elaiochimica, alle tecniche per la conservazione dell’olio e per la tracciabilità delle produzioni. Studia i problemi legati allo smaltimento e utilizzazione dei reflui dell’industria olearia.

Per difendere il CRA-OLI, soggetta a un piano di riorganizzazione, in via di rielaborazione, a opera del commissario straordinario che prevederebbe un trasferimento delle attività fuori regione e la chiusura della sede angolana, il sindaco di Città Sant’Angelo, Gabriele Florindi, è intervenuto con una nota indirizzata al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e Forestali, al sottosegretario Giuseppe Castiglione, alla Senatrice Federica Chiavaroli, al Presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, al presidente della provincia di Pescara, Antonio Di Marco, all’assessore Dino Pepe e a tutti i sindaci della Provincia di Pescara, per sottolineare la vicinanza del comune angolano ai dipendenti e chiedendo la giusta attenzione per evitare la chiusura, salvaguardare i posti di lavoro e lasciare sul territorio un centro di ricerca delle scienze agrarie importante.

“Si auspica che il piano di riorganizzazione, in corso di definizione, possa essere modificato in senso maggiormente rispettoso del territorio – ha scritto Florindi -, salvaguardando la dignità di una struttura che non merita la paventata chiusura”.

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