Rospo di Mare: a largo di Vasto la Edison utilizzerà tecniche aggressive come l’acidificazione

Lo scorso 15 Aprile 2015 i Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali hanno rilasciato la compatibilità ambientale per quattro nuovi pozzi nel campo Rospo Mare al largo di Vasto, attiva dai primi anni ’80. I pozzi
fanno parte dell’ampliamento della concessione, e sono progettati per restare per almeno due decenni nel mare d’Abruzzo. Con questa decisione il ciclo produttivo di Rospo Mare è salito ad almeno cinquant’anni.
Ma non è tutto. Spiega Maria Rita D’Orsogna, che da anni si batte contro la petrolizzazione del mar Adriatico: Il petrolio al largo di Vasto è di qualità scadente, peggio di Ombrina e con indice API 11. Essendo un petrolio difficile da estrarre, la Edison utilizzerà tecniche aggressive fra cui quella dell’acidificazione. Nel testo di Valutazione Ambientale sottoposto ai Ministeri si legge che ‘una volta terminata la perforazione, i pozzi del campo Rospo Mare verranno acidificati, completati, spurgati, ed allacciati alla produzione’. Si aggiunge che ‘tutti i pozzi’ di Rospo Mare sono soggetti ad  acidificazione per ‘migliorare la conduttività delle fratture’. Questi acidi servono per stimolare la produzione di idrocarburi, aiutando a dissolvere sedimenti, roccia e incrostrazioni particolarmente ostiche e a creare canali di scorrimento sotterranei per gli idrocarburi. Non è chiaro quali sia nello specifico la formulazione dell’acido, la concentrazione necessaria, e se verrano immessi a bassa o ad alta pressione. In caso di alta pressione, ci si aspetta di fratturare la roccia, non solo di dissolverla. Non è la prima volta che Rospo Mare viene acidificata. Testi risalenti al 1991 parlano di utilizzo di acidi già nel 1984 quando non erano disponibili impianti di trattamento delle acque di scarto. Le testuali parole sono “they had no water treating facilities”. Non è ben chiaro cosa ne sia stato di quelle acque di scarto del 1984, ne se adesso, dopo trent’anni, i petrolieri ce le abbiamo queste ‘water treating facilities’. Non è neanche chiaro se oltre alle acidificazioni del 1984 e a quelle previste per il futuro ce ne siano state altre nel frattempo. I cinquant’anni di Rospo Mare in Adriatico devono fungere da monito per Ombrina. Anche Ombrina ha un petrolio scadente, durante le prove del 2008 ha necessitato di fanghi aggressivi ed è stata acidificata. Ci sono anche previsioni di possibile fratturazione futura – aggiunge la D’Orsogna, che chiama in causa il presidente della Giunta Regione, Luciano D’Alfonso -. Rospo Mare ci insegna che una volta arrrivati, è difficilissimo liberarsi dei petrolieri, perché cercheranno sempre di spremere tutto lo spremibile, di aumentare il numero il pozzi, di estendere contratti e licenze, e la verità su cosa esattamente facciano e cosa non facciano nei nostri mari non la sapra’ mai nessuno. L’unico modo per fermare acidi, pesci inquinati, fratturazioni, fanghi di perforazione, petroliere ed incidenti è quello di non farceli venire dal primo giorno. Ma mentre Rospo Mare ce la dobbiamo tenere, Ombrina non è detto. E in questo momento, che gli piaccia o no, la responsabilità e l’onore di difendere l’Abruzzo è tutta del suo governatore, Luciano D’Alfonso: la partita Ombrina è ancora aperta e il destino di questo UFO è nelle sue mani”.

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